Documento ESPGHAN: nuove Linee Guida per la diagnosi di celiachia

Sembra un titolo di altri tempi (le precedenti Linee Guida risalgono al 1990) ed invece non è così!

Proprio oggi è stato pubblicato il pre-print del documento elaborato dell’European Society for Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition (ESPGHAN). 17 esperti – tra i quali il Prof. C. Catassi – hanno condotto una sistematica revisione della recente letteratura scientifica (anni 2004-2009) ed ora con questo documento segneranno un momento importante per l’iter diagnostico della celiachia.

ESPGHAN Guidelines for the Diagnosis of Coeliac Disease in Children and Adolescents: An Evidence-based Approach questo è il titolo dell’elaborato che porta la grande novità riguardo la biopsia del piccolo intestino. Un esame da sempre considerato fondamentale per la diagnosi di celiachia ma invasivo e perciò mal visto, sopratutto dai genitori dei pazienti più piccoli.

Ora sarà possibile fare diagnosi di celiachia senza biopsia se 4 su 5 dei criteri indicati sono presenti:
1. sintomi suggestivi di celiachia
2. autoimmunità
3. HLA predisponente
4. enteropatia celiaca
5. risposta alla dieta senza glutine.

Un’altra importante pietra miliare nella storia della celiachia! Chi ha piacere di leggere il documento può richiedermelo a questo indirizzo: lsaturni@univpm.it.

Prima recensione su Celiachia e Dieta Mediterranea gluten free

Vi avevo annunciato la presenza del libro in libreria… ora se volete farvi una idea più dettagliata potete leggere qualcosa qui!

Questa la presentazione del Prof. C. Catassi e del Prof. A. Fasano, i maggiori esperti mondiali di celiachia!

Da parte mia posso dirvi che la gioia e la soddisfazione crescono sempre di più. E’ stata una esperienza dura ma intensa…
- ho conosciuto, scoperto e/o riscoperto tante persone;
- ho vissuto e condiviso situazioni indimenticabili
- ho apprezzato atteggiamenti e comportamenti …… ma sopratutto
- ho imparato tante cose!

Allergie, intolleranze… prima stima dell’Aaito

Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo, era questo il motto con il quale Ippocrate spiegava l’intuizione avuta sull’esistenza di un legame tra ciò che si mangia e lo stato di salute. Oggi, grazie ai numerosi studi in campo biochimico, molecolare, genetico ed epidemiologico sappiamo molto di più sulle reali correlazione tra alcuni componenti degli alimenti e le patologie cronico degenerative. In particolare molta attenzione ora c’è verso le cosidette reazione avverse al cibo: allergie ed intolleranze. Queste infatti a tutt’oggi pongono numerosi interrogativi sui meccanismi eziopatogenetici e sopratutto sono i dati epidemiologici a spaventare: il numero delle persone colpite sono in crescente aumento nella popolazione italiana e mondiale. Questo era il quadro nel 2010!

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Proprio in questi giorni l’Associazione allergologi italiani territoriali e ospedalieri (Aaito) ha pubblicato su Clinical and Experimental Allergy per la prima volta la stima sistematica delle allergie alimentari. I ricercatori hanno analizzato la storia clinica di 25.000 adulti che si erano rivolti al medico pensando di avere un’allergia, ed hanno scoperto che più di mille di loro avevano realmente un’allergia alimentare.

Ecco qualche numero…..Diciassette milioni in tutta Europa. In Italia ci sono 1.500.000 adulti e 570.000 bambini che manifestano allergie alimentari con ricoveri, consumo di farmaci, diagnosi, giornate di scuola e lavoro perse in crescita costante. Queste non si manifestano solo con sintomi lievi (prurito e/o rinite), sono infatti in aumento i casi che finiscono al Pronto Soccorso per reazioni anafilattiche gravi. E ogni anno non meno di 40 persone muoiono per aver mangiato involontariamente l’alimento sbagliato, talvolta anche dopo aver preso tutte le precauzioni possibili.

E’ bene subito fare una precisazione: sempre più spesso sentiamo parlare di allergie e di intolleranze e a volte – spesso! – in modo poco corretto tanto da utilizzare i due termini come sinonimi. Seppur entrambe sono reazioni avverse al cibo hanno alla base meccanismi biomolecolari, gentici, manifestazioni (sintomi) e terapie completamente diversi. L’allergia è una reazione del sistema immunitario ad una sostanza ingerita e che riconosce come estranea (ad esempio allergia alla frutta secca, ai crostacei…). L’intolleranza è una reazione che vede il coinvolgimento del sistema immunitario ma è sopratutto dovuta all’incapacità da parte del soggetto di digerire molecole presenti in uno o più alimenti a causa della mancanza o malfunzionamento di enzimi specifici. Ad esempio chi è intollerante al latte in realtà ha un difetto di lattasi, l’enzima che scinde il lattosio – tipico zucchero del latte – nelle sue componenti di glucosio e galattosio. Qui qualche dettaglio in più!

Per aiutare medici e pazienti a fare chiarezza, poche settimane fa il National Institute of Allergy and Infectious Disease statunitense ha pubblicato Nuove Linee Guida, che dovrebbero permettere di fare chiarezza sia nella diagnosi che nella terapia e negli interventi in caso di emergenza. Altro documento molto atteso, è quello che farà chiarezza nel ginepraio di definizioni, test diagnostici, consigli, sintomi, rimedi che era emerso da una grande revisione sistematica pubblicata da qualche mese su Jama dai ricercatori dell’Università di Stanford che hanno analizzato migliaia di studi pubblicati tra il 1988 e il 2009.

A proposito di test diagnostici… non ci si deve affidare ai numerosi e stravaganti test non convalidati: i vega-test, il Dria-test, il Citotest, l’analisi del capello e quant’altro. “La loro affidabilità non è dimostrata e possono portare a errori anche gravi“, spiega Riccardo Asero, allergologo della Clinica San Carlo di Paderno Dugnano (Milano) e coordinatore dello studio Aaito: “Si devono invece fare dosaggi degli anticorpi specifici nel siero e test cutanei per le allergie, eliminazioni controllate di alimenti e test di provocazione per le intolleranze e dosaggi di altri anticorpi in caso di celiachia. Solo dopo avere accertata la vera allergia si deve cercare un rimedio e soprattutto bisogna limitare o evitare – a seconda dei casi – l’alimento incriminato“.

Fonte: L’Espresso

Celiachia ed Ipercolesterolemia

Celiachia e Ipercolesterolemia (elevati valori di colesterolo nel sangue) è un connubio che spesso si verifica dopo l’inizio della dieta gluten free poichè questa prevede il consumo di elevati quantitativi di prodotti trasformati dall’industria le cui caratteristiche nutrizionali ancora non sono ottimali. In particolrae sono sotto accusa i grassi e tra questi gli acidi grassi saturi perchè ritenuti responsabili dell’innalzamento del colesterolo circolante con conseguente associazione alle patologie cardiovascolari.

Un recente studio (Effect of a Dietary Portfolio of Cholesterol-Lowering Foods Given at 2 Levels of Intensity of Dietary Advice on Serum Lipids in Hyperlipidemia) pubblicato su JAMA ha evidenziato come in realtà una dieta che prevede l’introduzione di peculiari alimenti quali proteine della soia, frutta secca a guscio e steroli vegetali sia più efficace nell’abbassare l’ipercolestrerolemia, della dieta a basso tenore di grassi saturi. In particolare, nello studio è stato visto un abbassamento del 13.8% (-26 mg/dl) dei livelli di colesterolo LDL (col. cattivo).

Lo studio multicentrico seppur condotto su una popolazione non celiaca (351 pz.) da David J. A. Jenkins, ricercatore del St. Michael’s Hospital in collaborazione con l’Università di Toronto, ha portato ad elaborare indicazioni valide anche per i celiaci infatti ciò che viene consigliato è il consumo di soia, frutta secca a guscio e steroli vegetali, cioè tutti alimenti vegetali naturalmente privi di glutine!

Quali erano i cibi consigliati e in quali quantità? Eccoli, riportati per 1000Kcal:
0.94 g di steroli vegetali
9.8 g di fibra alimentare (da avena e psyllium)
22.5 g di proteine di soia (latte di soia, tofu, spezzatino di soia)
22.5 g di frutta secca (nocciole e mandorle).
E’ stato inoltre consigliato un discreto consumo di legumi (piselli, fagioli, lenticchie).

Alla luce di questi risultati perchè non provare ad aggiungere alla nostra alimentazione gluten free di tutti i giorni, alcuni di questi prodotti oltre che non dimenticare mai di moderare il consumo di prodotti confezionati; di scegliere leggendo sempre attentamente le etichette nutrizionali e l’elenco degli ingredienti? Io, lo farò!

… quanta caffeina…

Prendo spunto dal commento del post sulla Piramide dell’idratazione per parlare della 1,3,7 tri-metilxantina, meglio nota come caffeina, peculiare componente del caffè.

Partiamo dalla quantità espressa in mg su 30 ml (Fonte: Heckman et al., 2010):
caffè decaffeinato – 1-1.5
caffè espresso – 30-90

oppure in mg su 200 ml
caffè all’americana – 85-165
te verde – 25-42
te nero – 21-92
bevanda tipo cola – 19-23
energy drink – 60-67

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Quanta caffeina possiamo introdurre al giorno? L’assunzione di caffeina sembra non dare problemi alla salute nei soggetti adulti sani, fino a 400 mg/die. Per le donne in gravidanza si consiglia circa 300 mg/die mentre per i bambini si consiglia di non superare i 2.5 mg/Kg peso corporeo/die.

Quali sono le principali fonti di caffeina? I semi del caffè e non solo. In particolare nei semi del caffè troviamo tanti componenti quali alcaloidi, potassio, calcio, lipidi, proteine, carboidrati, cellulosa, acidi organici, sostanze volatili che impartiscono l’aroma. La caffeina rappresenta il 1.3% e il 2.4% di materia secca per il tipo arabica e robusta, rispettivamente. Tra gli altri semi ricordiamo quelli di cola, di guaranà e di the pertanto la principale fonte di caffeina non è solo la tazzina di caffè ma anche le bevande nervine (ad esempio il te) e le bevande appositamente studiate per gli sportivi.

Quali sono gli effetti della caffeina? Gli effetti sono sull’apparato cardiovascolare (innalzamento della pressione arteriosa – Riksen et al., 2009), sul sistema nervoso centrale, sul metabolismo energetico e su quello lipidico. Inoltre la caffeina sembra avere effetti diuretici anche se il suo consumo fino a 500 mg/die non causa deidratazione (Armstrong, 2005).

ATTENZIONE: E’ importante notare comunque che non esiste un esatto quantitativo ed un effetto universale poichè molto dipende dal peso corporeo e dalla sensibilità individuale alla caffeina (Higdon and Frey, 2006). Inoltre non è la caffeina del caffè che può rappresentare un fattore di rischio quanto piuttosto l’aggiunta di zucchero, creme, alcolici …. che fanno aumentare la densità energetica della bevanda. Pertanto attenzione a non abusare!

L’acqua un bene comune: la piramide dell’idratazione

L’acqua è un bene che accomuna tutti, è un prezioso ed essenziale nutriente – ovviamente gluten free – oltre che un fondamentale componente del corpo umano (un soggetto adulto è composto di acqua per il 60% del suo peso corporeo). H2O la sua formula chimica: una molecola semplice che interviene però in numerose funzioni e processi quali ad esempio la termoregolazione. Proprio in questi giorni, durante i quali l’Italia è invasa da una eccezionale ondata di caldo, stiamo sperimentando l’importanza e gli effetti benefici dell’acqua.

E’ fondamentale mantenere una buona idratazione, cioè garantire al nostro corpo una adeguata quantità di liquidi, infatti una perdita di circa il 2% del volume totale di acqua altera la termoregolazione; la perdita del 5% comporta il rischio di crampi e perdite maggiori risultano pericolose (malattia de calore) fino a diventare rischiose per la vita (colpo di calore e ipertermia). Per mantenere un corretto stato di idratazione è sempre necessario re-integrare le perdite di acqua (urine, respiratio insesinsibilis, sudore e feci) che in un soggetto adulto sano ammontano a circa 2-2.5 litri/die.

Come è possibile? Attraverso l’acqua contenuta negli alimenti solidi (500-900 ml) quali frutta, verdura…; l’acqua endogena generata durante le reazioni metaboliche (300 ml) e le bevande (800-1500 ml). Questi ultimi volumi possono variare in relazione a diversi fattori quali ad esempio la composizione corporea, l’età (in età pediatrica si raccomanda 1.5 ml/kcal/die), la temperatura, l’umidità ambientale, il livello di attività fisica (atleti che si sottopongono a sessioni di allenamento), gli stati febbbrili, i disordini gastroenterici…

Qual’è l’attuale consumo medio pro-capite/die di alimenti liquidi? Circa 1048.8 g/die così ripartiti:
139.9 g di latte/yogurt
196.4 g di acqua di rubinetto
452.2 g di acqua imbottigliata
122.8 g di caffè, infusi..
36.2 g di succhi di frutta
28.6 g di soft drink.

Ecco allora che esperti della nutrizione dopo aver elaborato la piramide degli alimenti (per il celiaco tradotta nella versione gluten free) oggi ci propongono la piramide dell’idratazione (in figura è riportata l’immagine non originale) con lo scopo di sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica e di tutti coloro che operano in campo sanitario riducendo al minimo gli effetti negativi di una scorretta idratazione. Hanno raccolto così – in una immagine ormai a noi familiare, quella della piramide – le indicazioni per individui adulti, sani e moderatamente attivi (almeno 30 minuti/die di attività fisica intensa moderata, 5 giorni/settimana).

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Come si legge? Cosa possiamo bere ogni giorno? Vediamolo insieme!

Nella Piramide esistono 7 livelli. Partendo dal basso troviamo ciò che possiamo/dobbiamo bere in grande quantità e dunque acqua (classificata dalla Direttiva n. 2009/54/CE). Il consumo minimo è di 5 bicchieri/die, cioè circa 1 L/die. Non è stata definita la massima quantità poichè casi di iponatriemia sono molto rari e riguardano spesso solo atleti che praticano attività di ultraendurance (triathlon, ultramaratone…). Il tipo di acqua (imbottigliata, naturale, gassata, di fonte, di rubinetto…) può essere scelta sulla base del gusto personale.

Salendo troviamo te – infusi e caffè decaffeinato il cui consumo raccomandato è pari a 0-3 bicchieri/die (0-600 ml) ovviamente senza aggiunta di zuccheri! Da notare che in questo livello sono stati contemplati gli infusi di orzo e caffè decaffeinato perchè non contenendo caffeina non comportano problemi per la salute come potrebbe accadere nel caso del caffè espresso e americano.

I livelli 3 e 4 vedono l’inserimento di due settori. Al livello 3 troviamo latte (di origine animale o vegetale) e spremute di frutta – centrifugati – succhi di frutta. L’indicazione di consumo è pari a 0-2 bicchieri/die (0-400 ml). Il livello 4 vede da un lato birra analcolica (0-1 lattina cioè 0-300ml) e succhi (0-1 bicchieri cioè 0-200ml). Questi ultimi si differenziano da quelli del livello 3 perchè sono preparazioni ottenute con utilizzo di frutta fresca in percentuale inferiore al 20-25% ed inoltre hanno subito un processo di trasformazione che depaupera la qualità nutrizionale del prodotto.

Il caffè è la bevanda del livello 5. E’ stato inserito sia quello classico espresso che quello all’americana. Si consiglia una assunzione di caffè espresso e/o all’americana pari a 0-5 tazzine/die (0-200ml) o 1 bicchiere/die (0-200ml) senza zucchero e in assenza di condizioni che richiedono moderazione/esclusione di questa bevanda. Tale assunzione deve però tener conto dell’ssunzione di caffeina con altre bevande energizzanti. Fino a 400 mg/die di caffeina non ci sono problemi per la salute (tossicità, problemi cardiovascolari, ipertensione, effetti cancerogeni, fertilità e bilancio del calcio).

Le bevande idro-saline e bevande molto ricche di calorie costituiscono il livello 6 e 7 rispettivamente. Queste debbono essere utilizzate solo occasionalmente in condizioni particolari. Le prime (in genere acqua e zuccheri quali glucosio, fruttosio, maltodestrine e isomaltulosio) sono bevande studiate appositamente per idratarsi prima, durante e dopo intensa attività fisica. Si consiglia un consumo di 0-1 bottiglia (0-500 ml). Il livello 7 è rappresentato da bevande analcoliche (aperitivi), sciroppi, bibite gassate zuccherate, energy drink il cui consumo eccessivo può portare a seri problemi di salute perchè ricche di calorie e molto povere di nutrienti. Il loro consumo raccomandato è dunque occasionale e senza mai superare la dose di 1 bicchiere.

Cosa ne dite? Tutto chiaro? Chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento: Piramide del’idratazione suggerita per la popolazione italiana adulta sana. M. Giampietro et al., ADI Magazine 2, 2011; 15 www.adiitalia.com.

Novità per le etichette gluten free

Durante il mese di Agosto ci sono state interessanti novità riguardanti l’etichettatura dei prodotti gluten free sia in Italia che in America.

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In Italiail 2 agosto c’è stato il no, secco e unanime, della XII° commissione Sanità del Senato, alla proposta della Commissione Europea di abrogare il Reg 41/2009, che prevedeva la cancellazione della definizione di prodotto dietetico e ridurre la dicitura senza glutine ad un semplice claim fra gli altri della normativa sull’etichettatura. Questo il documento.

Negli US la Food and Drug Administration (FDA) ha riaperto – grazie alle sollecitazioni da parte di 1 in 133, American Celiac Disease Alliance, University of Maryland Center for Celiac Research ed altri ancora – la discussione sulla definizione del prodotto senza glutine o meglio sulla definizione del valore soglia di sicurezza per il celiaco a 20 ppm. Sia il Prof. A. Fasano che il dr S. Guandalini hanno già espresso il loro parere favorevole portando a supporto tutta l’esperienza maturata in Europa dove da circa 20 anni si utilizza tale standard. Ora, dal 3 agosto l’FDA ha invitato tutti gli esperti del campo ad esprimere il loro parere/commento qui: www.regulations.gov selezionando, poi il documento ed inserendo il Docket No. FDA-2005-N-0404.

Ulteriori informazioni e la posizione dell’FDA le trovate qui!

Il mio parere? Sono pienamente d’accordo e credo sia un momento molto importante per raggiungere uniformità negli standard che saranno così riconosciuti ed adottati unanimamente in un numero sempre maggiore di Paesi nel mondo. Sarebbe auspicabile che anche altri argomenti trovassero risposte unanimi, quali ad esempio lo studio di cereali e farine alternative (1), l’annoso problema della cross-contamination oppure ancora la definizione dell’avena come cereale permesso o no!

Il Sorgo: un antico-nuovo cereale

Sembrerebbe un titolo un po bizzarro per presentare il sorgo, ma non è così…. Sebbene fosse noto in Egitto già dal 2200 a.C. solo oggi è al V° posto nella produzione mondiale dei cereali ed è il IV° cereale nell’economia agricola mondiale, dopo frumento, riso e mais. Recentemente sta uscendo dai confini dell’Africa e dell’India – tipiche zone di coltivazione e consumo – poichè ha suscitato l’interesse di coloro che si occupano di alimentazione gluten free …. e non solo.

Nel 2005 cominciai a parlare di questo cereale con un indovinello; per riprendere il discorso nel 2007 parlando di cereali, cereali minori e pseudocereali per arrivare al mese scorso quando presi in esame la dieta gluten free vegetariana dove il sorgo è un importante cereale che accomuna le due esigenze.

Oggi torniamo a parlare di questo cereale perché qualche giorno fa ho ricevuto l’invito a presentare le proprietà nutrizionali e tecnologiche del sorgo in occasione del One Day International Conference dal titolo “Research, Production and Management: Sorghum as a novel healthy food”- Fifth Edition.

Merita dunque una conoscenza più approfondita e così condivido con voi il canovaccio della presentazione orale!

sorghum field

Diverse sono le forme di sorgo note che possono essere classificate in base alla loro destinazione:
sorgo da granella – la cui granella trova impiego sia nell’alimentazione umana nei paesi in via di sviluppo che nell’alimentazione del bestiame nei paesi sviluppati;
sorgo zuccherino (Sorghum vulgare var. saccharatum) – la cui pianta è molto alta, a culmo grosso, con foglie larghe, steli succosi e zuccherini per la presenza nel midollo di circa 15-20% di saccarosio. Il sorgo da zucchero trova applicazione solo nella produzione di sciroppi e nell’industria dell’alcool poichè la compresenza di zucchero invertito impedisce la cristallizzazione e dunque non permette di ottenere saccarosio;
sorgo da foraggio – la cui pianta sia allo stato giovane che a maturazione, si presta bene all’alimentazione del bestiame ed infine il sorgo da scope o saggina (Sorghum vulgare var. technicum) – usato per la fabbricazione di scope e spazzole.

Fatta questa premessa vorrei concentrare l’attenzione sulla composizione chimica della granella, della farina che se ne ottiene e dei prodotti in cui è presente per evidenziare come sia possibile migliorare la qualità nutrizionale qualora le Aziende del mercato gluten free cominciassero ad utilizzare come materia prima ad esempio …… farina di sorgo.

In particolare il sorgo:
- è una eccellente fonte di energia che deriva principalmente dai carboidrati complessi (amido e fibra vegetale) – circa il 75% – facilmente digeribili in grado di garantire un prolungato senso di sazietà;
- ha un buon contenuto di proteine caratterizzate da una elevata digeribilità (non tutti i ricercatori sono concordi perchè è un parametro che dipende molto dai trattamenti tecnologici);
- ha un maggior contenuto di grassi rispetto ad altri cereali quali ad esempio riso (3.3 g/100g vs 0.58g/100g) ed inoltre
- è una discreta fonte di micronutrienti quali minerali, vitamine e phytocomposti.

Ferro e Zinco sono i minerali più rappresentati, con una biodisponibilità del 10%, oltre che al Manganese e al Rame mentre tiamina, riboflavina, niacina, acido pantotenico e vitamina B6 sono le vitamine più presenti. Di recente l’interesse della comunità scientifica si è rivolta, invece ai phytocomposti quali acidi fenolici, antocianine, fitosteroli e policosanoli, visti i numerosi effetti benefici sulla salute dell’uomo. …. Ed i tannini?

E’ vero il sorgo ha una colorazione molto diversa dal bianco al giallo al rosso fino al marrone e questa è dovuta dovuta alla presenza di tannini condensati nel percarpo. Ad oggi la questione è dibattuta pertanto sarà occasione di approfondimento ma intanto … qui potete trovare qualche dettaglio.

Su questi noccioli cotruirò la mia presentazione ma se avete suggerimenti come al solito… ben accetti!

Diabete tipo 2… tutta colpa delle bevande zuccherate

Il rischio d’insorgenza del diabete mellito di tipo 2 appare fortemente associato al consumo di bevande dolcificate con lo zucchero; se invece si utilizza un dolcificante l’associazione risulta meno evidente. Questa la conclusione di un lavoro uscito recentemente.

Lo studio di coorte prospettico ha visto il coinvolgimento di 40.389 soggetti con un follow-up di 20 anni. E’ stato valutato l’intake medio sia di bevande dolcificate con zucchero – quali soda, succhi di frutta, limonate e punch alla frutta – che di bevande con dolcificanti – quali quelle dietetiche o light.

Dall’analisi dei dati corretti per tutti i fattori confondenti – familiarità, assetto multivitaminico, ipertrigliceridemia al tempo 0, ipertensione, assunzione di diuretici, variazioni di peso prima dell’arruolamento, tipo di alimentazione e stile di vita, assunzione energetica totale quotidiana e variazioni del IMC– è emerso che l’incidenza del diabete di tipo 2 (2680 nuovi casi) era significativamente più elevata in chi aveva un consumo elevato di bevande con zucchero. Inoltre la sostituzione di una tazzina di caffè zuccherata con un dolcificante, porta una riduzione del rischio del 17%!

Sembrano questi, dati in controtendenza rispetto a quanto noto in letteratura. Sappiamo infatti che non solo c’è un aumentato rischio di diabete di tipo 2 ma anche di sindrome metabolica ed altre patologie cronico-degenerative (Sugar-Sweetened Beverages and Risk of
Metabolic Syndrome and Type 2 Diabetes
).

Dunque – da nutrizionista – il consiglio è quello di moderare il consumo di bevande zuccherate (con zucchero da tavola o dolcificanti) e prediligere acqua (naturale o gassata secondo le preferenze) o tisane, infusi, decotti o te preparati a casa senza aggiunta di zucchero. Sono tutte ottime soluzioni per garantire il giusto apporto idrico senza ricadute negative sulla salute. In tutto questo il celiaco non ha raccomandazioni diverse da seguire. Destrosio, maltodestrine (attenzione invece al malto che seppur simili per assonanza fonetica non sono correlati!), sciroppi di glucosio da orzo o frumento e fruttosio NON contengono glutine pertanto sono permessi ma la regola è quella sopra esposta!