La fibra alimentare: scarsa!

Prima di entrare in dettaglio due parole ….. Non troverete più solo tabelle, confronti, numeri ma…. considerazioni, spunti su cui riflettere, osservazioni… Si, questo è quello che ora condivido perché credo più funzionale ad un acquisto consapevole in un mercato dalle dimensioni ciclopiche e che si muove ad una velocità impressionante.

Parlare oggi di prodotti gluten free è veramente imponente e soprattutto quasi impossibile se si vuole essere in equilibrio come la bolla della livella! Non è possibile rimanere ancorati alla tecnica/metodo del confronto e al contempo voler offrire una analisi esaustiva, attendibile e autentica! Mi spiego meglio…..

Quando alcuni anni fa (esattamente nel 2005!) cominciai a curiosare tra le etichette gluten free sia nutrizionali – affondando il naso nella famigerata tabellina dei nutrienti – che non – passando la lente d’ingrandimento soprattutto sull’elenco degli ingredienti – ero solita fare confronti del tipo A vs B vs C e così via. Oggi credo che tutto ciò sia praticamente impossibile. Il numero dei prodotti sale vertiginosamente di giorno in giorno ed in particolare per ciascuna categoria merceologica… Pensiamo al pane o al cracker o al biscotto fino alla pasta e molto altro ancora. Solo in casa dr Schär troviamo ben 14 tipologie diverse di pane senza considerare il surgelato (dr Schär nasce come forno!); in casa NutriFree ben 15; in casa BiAglut ben 5 e via altri….

Ora, rimanere fermi al confronto significherebbe piuttosto essere tendenziosi perché scegliendo il prodotto di un certo brand piuttosto che un altro si lascia già intendere qualcosa al lettore e di contro esaminarli tutti – tranne rare eccezioni – è davvero difficile. A questo poi aggiungo anche che il metodo confronto è ora poco funzionale. Credo sia preferibile prendere in mano il prodotto ed esaminarlo nelle sue peculiarità cercando i punti di forza e i punti di debolezza. Questi ultimi saranno motivazione per il consumatore al non acquisto e di contro spunti di miglioramento o cambiamento per l’Azienda.

Ecco allora che proprio con questa filosofia mi sono divertita – come ai vecchi tempi – a tornare a parlare e a scrivere di prodotti gluten free!!!

Sono passati gli anni ma i nostri prodotti dietoterapici rimangono sempre sul banco degli imputati e per giunta con i soliti capi d’accusa (figura 1). Fermo restando che l’assenza di glutine e/o il rispetto del valore soglia di 20 ppm è un prerequisito che ha subito qualche revisione non sembra esserci nulla di nuovo.. si continua a parlare/sparlare (almeno in alcuni casi) di grassi, zuccheri e altro ancora come se le Aziende non avessero fatto assolutamente nulla se non che studiare nuovi prodotti sempre più simili a quelli convenzionali e poco altro….. A mio modo di vedere non è così!

Volutamente non inizierò dal mio cavallo di battaglia: i grassi ma ora parliamo di fibra alimentare…..Numerosi sono i lavori scientifici che mostrano come un corretto introito di fibra alimentare giornaliero sia in grado di ridurre il rischio di numerose patologie dismetaboliche e/o migliorare alcuni stati quali ad esempio quello di costipazione. Ma … cosa si intende con il termine fibra alimentare? Qual’è il fabbisogno giornaliero? Quali sono le fonti alimentari privilegiate? Perché si accusa il prodotto gluten free di contenerne “poca”… rispetto a cosa?

Recentemente la nomenclatura ha subito delle modificazioni fino a raggiungere l’attuale definizione (dell’American Association of Cereal Chemists e dell’American Academy of Sciences). Non si indicano solo i componenti di natura polisaccaridica presenti nei vegetali, ma anche carboidrati non digeribili e la lignina. La definizione non digeribile include ora molte sostanze quali ad esempio l’amido resistente (resistant starch) e oligosaccaridi che non vengono digeriti dagli enzimi intestinali. Grazie a questa nuova definizione di dietary fiber, recepita anche dalla Comunità Europea, è consentito che il messaggio Con fibre possa essere riportato anche sulle confezioni di alimenti di origine animale e del settore caseario a cui sono stati addizionati l’inulina, oligofruttosi o altri composti che possono essere anche di sintesi.

Le principali multinazionali hanno brevettato così i processi che portano all’isolamento di sostanze diverse e simil-fibre da matrici alimentari diverse. Sono nate così Fibersure®, Litesse®, Citrucell®, Fibercon® e Benefiber®. Negli ultimi anni sono stati immessi sul mercato numerosi prodotti alimentari che contengono questi ingredienti come snack, biscotti, bevande, latti fermentati e perfino il latte.

Chiarito il concetto di fibra rispondiamo al fabbisogno giornaliero. Questo è pari a 25-30g/die per un soggetto adulto in condizioni fisiologiche. Tale quantitativo può essere raggiunto consumando 5-6 porzioni/die di frutta e verdura.

Questi ultimi prodotti vegetali insieme a frutta secca a guscio, ortaggi, erbe spontanee edibili, erbe aromatiche e legumi rappresentano dunque, le principali fonti alimentari di fibra. Non compaiono cereali ne tantomeno derivati quali pane, pasta, pizza e altri.

Alla luce di ciò credo che siate d’accordo con me che non è molto corretto chiedere un discreto apporto di fibra alimentare a pane, pasta, biscotti e altri ancora. Tanto meno se sappiamo essere prodotti trasformati dall’industria perché sappiamo che alla nostra richiesta di fibra l’Azianda risponde aggiungendone di sintesi!

…. aggiungo… perché dire che nei prodotti gluten free c’è meno fibra? Se si, quella nei prodotti convenzionali di che qualità è? Che tipo di fibra è?

Credo che siano sufficienti semplici ma funzionali considerazioni….. In un pane gluten free prodotto dalla dr Schär, troviamo un quantitativo di fibra alimentare pari a 4.5g/100g che diventa 6 quando il pane è ai cereali. Se questi valori li confrontiamo con i valori medi di un pane italiano convenzionale troviamo che la quantità di fibra è 5g/100g e 10g/100g per un pane integrale. Stesso risultato si ottiene se confrontiamo la pasta o la farina (vedi slide). Dunque a me sembra che non ci siano macroscopiche differenze.

Inoltre mi piace sottolineare che nel mercato dei prodotti convenzionali -come spiegato qualche riga sopra- molte multinazionali hanno risposto alla richiesta del consumatore, brevettando fibra di sintesi. Se invece guardiamo attentamente l’elenco degli ingredienti dei prodotti gluten free si vede chiaramente che sono state attuate altre scelte. Prima di tutto sono stati sostituiti gli amidi con le farine ed poi – cosa estremamente importante – c’è una attenta ricerca di materie prime! Grano saraceno, miglio, teff, quinoa, amaranto – naturalmente ben più ricchi di fibra alimentare (vedi slide) – hanno quasi del tutto preso il posto degli storici riso e mais.

A mio avviso, dunque, credo che conveniate con me: quell’aggettivo “scarso” comincia a sbiadirsi! Ma se proprio siete ostinati sostenitori dello scarso quantitativo di fibra potete migliorare. Come? Ecco….

Ad esempio rinverdendo una antica quanto saggia abitudine dei nonni che mangiavano una fetta di pane con un frutto oppure potete scegliere cereali per la prima colazione o biscotti da unire ad una ciotola di frutta oppure pensare un buon piatto di minestrone con crostini di pane oppure pasta e lugumi!

Qui il materiale non solo sulla fibra e che presto commenteremo ancora!

Aggiungi un “cereale” a tavola che c’è un amico in più!

Non è proprio questo il titolo della ben nota commedia musicale di Garinei e Giovannini, ma calza a pennello con la notizia battuta in questi giorni e che riguarda un cereale gluten free di grande interesse nutrizionale, economico-industriale e sociale. Sto parlando della quinoa.

L’ONU ha dichiarato il 2013 l’anno internazionale della quinoa. E’ da tempo che parlo di quinoa ed ora con piacere ne torno a scrivere perché è uno di quei pseudocereali – descritti nel libro Celiachia e Dieta mediterranea senza glutine – insieme a grano saraceno e amaranto, che stanno riscuotendo grande successo non solo tra i celiaci ma anche tra coloro che amano una alimentazione variata, equilibrata, rispettosa dell’ambiente e soprattutto attenta al corretto utilizzo di tutte le risorse del Pianeta nel rispetto di tutti i suoi abitanti.

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Non è un vero cereale come frumento o mais o orzo ma una pianta della stessa famiglia delle barbabietole e degli spinaci (Chenopodiaceae) di cui però si mangiano i chicchi privati degli strati più esterni. Importante è la sua composizione chimica: amido circa il 60%; ricca di proteine (13.8-21.9%) delle quali si apprezza l’assenza di glutine e la corretta composizione amino-acidica (lisina 5 volte maggiore del grano e aminoacidi solforati peculiari dell’albume, legumi, pesce e pollame), di fibra alimentare e minerali.Può essere utilizzata a colazione con miele o marmellata oppure al posto del riso o del cous-cous mentre seppur può essere sfarinata non si presta a preparazione di prodotti lievitati.

Culturalmente lontana dalle nostre abitudini mediterranee, la quinoa è originaria dell’America centrale. La Bolivia, l’Acuador ed il Perù sono i Paesi che ne esporta in maggiore quantità. Recentemente, dunque è entrata a pieno titolo nel mercato globale. In Italia solo recentemente è facilmente reperibile sugli scaffali della grande distribuzione o die unti vendita del commercio biologico o equo-solidale.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon ha effermato che “È un punto fermo nella dieta di milioni di persone, da migliaia di anni sulle Ande e dati i numerosi pregi ora è pronta a ricevere il riconoscimento globale”. Ma…..

Si, c’è un ma… il recente boom della quinoa, conseguenza della globalizzazione nasconde una insidia legata all’imposizione delle cultivar (varietà) più commerciali, a discapito di quelle locali, che diventano allora a rischio di estinzione. È quanto ha riportato recentemente The Guardian denunciando come il prezzo di questo prodotto sia triplicato dal 2006 al 2011. In particolare a Lima la quinoa è arrivata a costare più del pollo: schiacciando il piede sul pedale del business, si rischia di rendere inaccessibile il prodotto alle popolazioni che lo coltivano da sempre.

Aumentano i nemici del glutine

glutenfree

Proprio così … sembra che il glutine risulti essere indigesto ad un numero crescente di persone e.. soprattutto alle donne!

Dal 20 dicembre le varie testate giornalistiche on-line e off-line hanno ricominciato a parlare di celiachia in modo più insistente (per averne una idea provate a scrivere su un motore di ricerca parole chiave quali celiachia, glutine, sensibilità al glutine…). Esattamente dopo 10 anni dalla prima pubblicazione sull’epidemiologia della celiachia negli USA, ecco che oggi i due celiacologi d’eccellenza – il prof. Alessio Fasano e Carlo Catassi – pubblicano su New England Journal of Medicine, nuovi interessanti dati.

Questo, in sintesi quanto emerge:
1. la celiachia ha una prevalenza maggiore nella donna (1.5-2 volte in più vs uomo);
2. c’è sempre un familiare di primo grado celiaco;
3. non è più una patologia peculiare dell’età pediatrica delle persone di razza caucasica;
4. la celiachia si manifesta a tutte le età ed è comune a tutte le razze.

Dallo studio effettuato emerge inoltre che la celiachia e i disturbi glutine correlati hanno una incidenza in costante aumento ed attualmente è compresa tra 0.6 e 1% nella popolazione generale. Tali patologie stanno emergendo anche nei Paesi quali Cina ed India probabilmente come conseguenza della veloce occidentalizzazione dei loro regimi alimentari.

Ecco quanto affermano i due autori:
Fasano …… Il mondo del ‘senza glutine’ è in continua espansione celebrità ed esperti sono molto interessati alle diete senza glutine, ma tutta questa attenzione ha generato una crescita della confusione su chi può consumare glutine in modo sicuro e chi non può.

Catassi rinforza …. Era quindi nostra intenzione fare luce sulle più recenti scoperte e su come orientarsi nel panorama in continua evoluzione della celiachia e delle patologie collegate al consumo di glutine. Illustrando le ultime linee guida per la diagnosi e il trattamento della celiachia ma anche anticipando una discussione sulla sensibilità al glutine, l’ultima nata tra le patologie glutine correlate.

Si continua a parlare e rinfrescare la memoria su alcuni concetti riguardanti la sintomatologia, la diagnosi e la terapia. I principali sintomi della celiachia (1 su 2 soggetti) sono diarrea cronica e perdita di peso. Altri sintomi clinici sono fatica cronica, anemia, rash cutaneo e perdita di coordinamento. In alcuni individui, la celiachia può essere invece silente, cioè senza sintomi, gastrointestinali o di altra natura, e può comportare danni intestinali continui dovuti alla cattiva assimilazione dei nutrienti. La celiachia può essere invece associata ad altre patologie, tra le quali il diabete di tipo I (già presente dal 5 al 16% dei casi).

L’iter diagnostico consigliato prevede la ricerca nel sangue dell’anticorpo IgA anti-traglutaminasi (anti-tTG)TG per poi avere conferma con la biopsia intestinale, nella quale un campione del tessuto viene prelevato e analizzato. Questa procedura può essere evitata in alcuni casi pediatrici, se ci sono forti evidenze cliniche e sierologiche di celiachia, evitando sia lo stress emotivo che il dolore di un esame invasivo. Tutto ciò deve essere fatto assolutamente prima di iniziare una alimentazione gluten free altrimenti significherebbe inficiare i risultati.

Il trattamento per la celiachia consiste in un’adesione rigorosa a una alimentazione senza glutine.

Sempre nell’articolo si parla di sensibilità al glutine e a tal proposito viene fatta chiarezza! Fasano spiega …. La sensibilità al glutine è una nuova condizione clinica, inquadrata solo di recente. A oggi sappiamo che, probabilmente, è diversa dalla celiachia per quando riguarda la risposta immunitaria e che la sua diagnosi presuppone l’esclusione delle altre patologie glutine correlate, come celiachia e allergia al grano. Ad oggi però rimangono numerosi interrogativi su marker specifici e trattamento. Tanto lavoro è dunque ancora necessario.

Credo sia un articolo di grande interesse e speriamo presto di leggerlo nella sua versione integrale!

C’e’ dell’altro… un team di studiosi dell’Umeå University e dell’Uppsala University ha riproposto una ipotesi sulla causa della celiachia. I ricercatori hanno evidenziato che l’80% dei pazienti esaminati hanno avuto casi di malattie infettive durante l’infanzia (BMC Pediatrics).

In molti casi la celiachia era insorta durante l’11° mese di vita. I genitori hanno riportato che i loro figli avevano contratto 3 o più infezioni che sono state correlate ad un rischio di contrarre celiachia del 50%. Se i bambini invece avevano avuto una gastroenterite il rischio aumentava dell’80%.

Lo stesso allattamento al seno è stato preso in esame, verificando poi che l’insorgere di una malattia infettiva è coincisa con la fine dell’allattamento al seno e di conseguenza l’inizio della somministrazione di prodotti alimentari ricchi di glutine. I ricercatori non hanno specificato se l’insorgere della malattia infettiva ed il conseguente disturbo sono dovuti a cause genetiche, ma hanno svolto sicuramente un ottimo lavoro, che conferma ancora una volta l’importanza dell’allattamento al seno.

Il mondo della ricerca è dunque in costante movimento. Ora i riflettori sono però puntati sulla epidemiologia e sulle possibili cause della celiachia e di altri disturbi correlati oltre che sull’iter diagnostico per la sensibilità al glutine. Come al solito cercheremo di seguire da vicino le evoluzioni!

La ragazza di Cosa: una celiaca di altri tempi!

La recente ricerca condotta dal team del Prof. Gasbarrini, direttore della Unità Operativa Complessa di 
Medicina Interna e Gastroenterologia del policlinico A. Gemelli
 di Roma e pubblicata su The World
 Journal of Gastroenterology, ha evidenziato la presenza di geni predisponenti per la celiachia nella ragazza di Cosa.

La giovane – chiamata ragazza di Cosa e descritta nel 2008, è uno scheletro di ragazza che risale al I secolo a.C. ritrovato nel sito archeologico nei pressi di Ansedonia – è sicuramente deceduta in condizioni di malnutrizione.

La bassa statura, l’osteoporosi, l’ipoplasia dello smalto dentale, la caratteristica porosità dell’osso, segno di anemia e il fatto che la ragazza appartenesse ad una famiglia agiata – testimoniato dai gioielli indossati e dalle caratteristiche della sua tomba – hanno fatto sospettare che la malnutrizione non fosse legata alla scarsità di cibo quanto piuttosto a qualcosa di altro!

Probabilmente la ragazza di Cosa era celiaca. Si è pensato così di estrarre DNA dalle ossa e cercare nel suo Dna la presenza delle varianti del gene HLA che predispongono alla celiachia. I risultati hanno confermato l’ipotesi.

Grazie alla collaborazione con il Centro di Antropologia Molecolare per gli studi sul Dna antico dell’Università di Tor Vergata è stato estratto il Dna da un frammento di osso e da un molare e dopo un’adeguata preparazione dei campioni, è stato ricercato la presenza delle varianti DQ8, DQ2.2 e DQ2.5. Nel Dna della ragazza di Cosa e’ risultato presente il gene DQ2.5. La prova genetica offerta da questo studio, insieme a tutti gli altri segni fisici riscontrati sul reperto, avvalorano l’ipotesi che la ragazza di Cosa sia la prima celiaca della storia.

“La scoperta – conclude il professor Antonio Gasbarrini – ci dice che l’origine della malattia è antica e che quindi la celiachia era già presente molti secoli fa anche in un ambiente molto diverso da quello in cui viviamo attualmente; questo rafforza l’idea di un ruolo fondamentale della genetica nella genesi di questa malattia e suggerisce che le molecole oggi contenute nel grano scatenanti la malattia si trovavano già in varietà di grano molto antiche, come quelle consumate all’epoca della ragazza di Cosa. Questo – conclude il professore – sembra indicare che le cause della malattia non sono legate al variare delle abitudini alimentari degli ultimi anni”.

I numeri della celiachia

Esattamente un anno fa!… e oggi? dalla relazione del Ministero della Salute del 2011 emergono numeri sicuri e tutti in rialzo. Questo sta a significare che la grande famiglia dei celiaci e in aumento. A questi dobbiamo aggiungere tutti coloro che vivono i disturbi glutine correlati.

Aumentano le diagnosi: rispetto al 2010 l’incremento medio nazionale è stato stimato del 19%. Quelle accertate, ora sono 135.800 ma….. se l’incidenza è stimata all’1% e se in Italia siamo circa 61.000.000, dove sono gli altri 500.000 o quasi? Sicuramente c’è ancora tanto da lavorare sull’informazione corretta e soprattutto bisogna sensibilizzazione di tutti i professionisti. In particolare nell’adulto bisogna saper ben riconoscere ogni singolo sintomo anche se questo sembra – a volte – essere lontano dalla celiachia. Bisogna ricordare che tale intolleranza è un vero camaleonte!

La maggior parte dei celiaci prediligono la Lombardia, solo nel 2011 ha registrato ben 5.000 nuove diagnosi. Poco amata è invece la Valle d’Aosta dove ne risiedono meno.

Altro dato estremamente interessante è che le donne sono le più colpite infatti nel 2011 i celiaci sono stati 38.655 vs 96.245 celiache. Nel parlare dunque di medicina di genere ecco che la celiachia entra a pieno titolo e ne è ulteriore dimostrazione. Sembrano essere i fattori ormonali a regolarne, infatti l’insorgenza.

Altra peculiarità è l’età. Il maggior numero di diagnosi si ha dopo i 10 anni: nel 2011 sono state 116.641 vs 104.081 del 2010.

Dunque la celiachia è sempre di moda! Cosa più importante però è che tutti coloro che sono coinvolti dalla diagnosi alla terapia debbono essere correttamente informati e debbono saper avviare ottimi percorsi di educazione alimentare e di stile di vita!

Per un pugno di …. euro

Leggendo i giornali apprendiamo che recentemente dall’Osservatorio AIC è stata fatta un’indagine sull’economia dell’alimentazione gluten free ed è emerso che …..

….chi e’ celiaco DEVE anche spendere parecchi soldi per mangiare senza glutine: ben quasi 200 milioni l’anno. ……. costa al celiaco da 40 a 60 euro, a fronte di prezzi che si aggirano sui 25 euro nel caso di alimenti ‘normali’… permettetemi subito una considerazione….sarebbe meglio convenzionali perché… scusatemi ma… che cos’è “normale”?

Oggi, i celiaci italiani spendono per gli alimenti speciali piu’ di 140 milioni di euro in farmacia, poco meno di 15 milioni nei negozi specializzati e 45 milioni di euro nella grande distribuzione. E circa 50 milioni di euro ‘sforano’ i rimborsi coperti dal Servizio Sanitario Nazionale e devono essere sborsati dai pazienti di tasca propria….. altra considerazione… chi ha messo in piedi questa grossa-grassa diavoleria? Solo le Aziende del gluten free? uhmmmm … non c’è piuttosto un concorso di colpa da parte di tutti gli attori? A mio avviso il celiaco stesso, che per troppo tempo è stato un consumatore un pò particolare dal momento che quasi mai si è interessato del reale prezzo di un prodotto tanto che il mercato gluten free per anni è stato definito dagli economisti, un mercato anelastico. La ricetta rossa ha appiattito molto gli interessi!!! Fortunatamente però ora alcuni cominciano a guardare anche questo aspetto.

… e l’articolo continua….. Tuttavia il 60% dei celiaci non riesce a resistere ai cibi ‘vietati’, ovvero con glutine, e per uno su due e’ quasi impossibile non trasgredire. Secondo lo studio, il 35% dei celiaci ritiene la dieta senza glutine un regime alimentare troppo RIGIDO. Tuttavia otto celiaci su dieci ammettono che infrangere le regole non e’ un piacere e sette su dieci sono consapevoli che puo’ nuocere alla loro salute. Nonostante questo, il 15% dei pazienti ha trasgredito almeno una volta nell’ultimo mese, ma dopo averlo fatto solo il 4% si sente gratificato e soddisfatto: il 35% si sente in colpa e in un caso su cinque non ne parla a nessuno; appena il 3% dei pazienti confessa al medico di aver mangiato un cibo con glutine. Per ridurre la comprensibile voglia di trasgressione, secondo gli esperti, bisognerebbe AUMENTARE disponibilita’ e varieta’ dei prodotti senza glutine, magari diminuendone anche il prezzo.

Scusatemi ma personalmente credo che questa sia demagogia spicciola… per un pungno di…. Euro! Ce ne sono di considerazioni da fare…

Non abbiamo mai avuto un assortimento di prodotti quanto in questo periodo. Gli scaffali delle farmacie, dei negozi specializzati, dei supermercati traboccano di proposte…

I nutrizionisti da tempo ormai dicono che la dieta gluten free deve essere di stampo mediterraneo e dunque ricorrere al è prodotto gluten free solo per pasta, pane, farina e poco altro….

Se è vero che non c’è compliance credo che la causa sia anche e piuttosto da ricercare altrove… Ad esempio nel modo in cui il professionista affianca il celiaco. Non ci vuole autorità nella gestione del celiaco ma AUTOREVOLEZZA. Non è possibile mettere in campo lo stesso atteggiamento peculiare della malattia acuta, non si può essere prescrittori… la celiachia è una malattia cronica pertanto il professionista ha l’obbligo di camminare a fianco del paziente; se ne deve prendere cura; deve conquistare la sua fiducia; deve sedersi con lui al tavolo delle trattative e portarlo ad una terapia efficace ed efficiente per tutta la vita. Insomma deve educare e non insegnare, deve impegnarsi a far crescere una coscienza gluten free!

Credo proprio, che i tempi siano maturi per mettere in campo azioni graffianti, lungimiranti ma soprattutto ad ampio respiro, spalmate su tutti i campi e che vedano il pieno coinvolgimento attivo di tutti i protagonisti di una patologia così complessa e dinamica. Basta a bieche considerazioni poco costruttive ma che sicuramente purtroppo ancora assicurano audience!

La dieta Mediterranea Gluten Free Latto-Ovo-Vegetariana: una risorsa nutrizionale e socio-economica

Bhè… non ho certo scusanti.. cari lettori, l’ultimo post risale al 9 settembre duemiladodici. Tutto ciò è sicuramente contro ogni buona regola del bravo web-blogger!!!

E’ ora di rimboccarsi le maniche e tornare a scrive…. Ho deciso di partire dalla fine!

Il titolo del post, è il titolo del lavoro che avevo presentato alla segretaria del convegno ADI 2012, prima della scadenza della call. In breve ha ottenuto dignità di comunicazione orale e proprio questa mattina, alla chiusura dei lavori congressuali, mi è stato assegnato/consegnato il premio come miglior comunicazione orale!

Grande soddisfazione, ovvio…. e dunque ora condivido con voi sia il piacere nel constatare come grandi risultati inaspettati si ottengono grazie alla serenità d’animo e all’armonioso lavoro di squadra (!) che i contenuti scientifici…. Vediamoli insieme!

L’anno scorso chiusi la mia comunicazione orale, sempre al convegno ADI, con la presentazione del libro Celiachia e Dieta Mediterranea senza glutine. Era sembrata una grande sfida ma i risultati sono stati eccellenti tanto che quest’anno – permettetemi una simpatica-astuta metafora – il piccolo principe ha continuato il suo viaggio in mondi noti approfondendo le sue conoscenze, e in mondi nuovi (come in figura…..)!

Dalla ricerca vengono notizie nuove: le reazioni al glutine non sono solo e soltanto quelle fin’ora diagnosticate – al primo posto la celiachia – ma il loro panorama si amplia come evidenziato in figura.

Coloro che vivono queste realtà traggono giovamento da una alimentazione ed uno stile di vita – cioè DIETA – senza glutine (ben noto trigger ambientale) che da la possibilità di ripristinare il buon stato di salute. Pertanto si parla di terapia e di strumento di prevenzione sia primaria (vs le complicanze della celiachia stessa se trascurata) che secondaria (verso le patologie cronico-degenerative). Ma c’è di più…. infatti nell’attuale panorama si deve dare una ulteriore valenza e dobbiamo contestualizzare meglio la dieta gluten free che sembra dare giovamento ad un numero crescente di persone. La valenza è quella socio-economica.

La dieta gluten-free deve essere rigorosa e per tutta la vita. Per anni i principali capi d’accusa in ambito nutrizionale sono stati lo scarso intake di fibra alimentare e di phytocomposti vs un elevato intake di zuccheri (sopratutto quelli semplici) e di grassi (sopratutto di acidi grassi saturi) ed infine di sale. Nonostante il lavoro di instancabili nutrizionisti e la buona volontà di qualche Azienda del mercato gluten free – grazie, di contro, a qualche urlatore con scarse fondamenta scientifiche – sembra che tali affermazioni non siano state minimamente scalfite. Non è proprio così tanto che l’epitaffio della Dieta Mediterranea è stato declinato in versione gluten free riscuotendo grande successo!

La Dieta Mediterranea non è solo un mero elenco di alimenti consigliati quanto piuttosto un approccio comportamentale in quanto sintesi di tradizioni, conoscenze, competenze che vanno dal paesaggio alla tavola. Ciò ha permesso una valorizzazione nutrizionale della dieta gluten free. E’ l’abbandonza di prodotti di origine vegetale naturalmente privi di glutine che permettono al celiaco di divezzarsi dall’abuso di prodotti trasformati dall’industria e nutrirsi correttamente. Inoltre ha permesso di concentrare l’attenzione oltre che sulla frugalità e sobrietà, sul concetto di biodiversità allargando le possibilità tra le materie prime gluten-free. I cereali storici quali riso e mais possono essere utilizzati anche nelle loro cultivar colorate ma è possibile ampliare la scelta rivolgendo l’attenzione ai cereali minori e ai paseudocereali. Si migliora la qualità nutrizionale della dieta e si apre una finestra sul mondo!

La Dieta Latto-Ovo-Vegetariana ha sicuramente tante declinazione ma, tralasciando le più restrittive e considerando invece quella che prevede l’allontanamento dai menù quotidiani della carne rossa e carne rossa trasformata oltre che il pesce, si ha la possibilità di dare ancora maggiore valore ad una dieta da sempre e dai più, guardata in cagnesco perchè restrititva, limitante, monotona e ghettizzante….

A questo punto soddisfatte le esigenze nutrizionali e di gusto credo sia ormai doveroso spalancare quella finestra sul mondo, sopracitata! I tempi sono – a mio avviso – maturi per parlare degli aspetti socio-economici.

Ciò che è buono per me, è sano per l’ambiente, è uno slogan calzante!

Competenze, conoscenze, pratiche agricole, tradizioni, frugalità, biodiversità, territorialità, stagionalità.. pilastri inespugnabili ai quali ne possiamo ora aggiungere un altro: ecosostenibilità. A patto però che sia quella vera e non quella dettata dalle dure regole del marketing!

Non parole ma numeri… credo siano molto più eloquenti!

Ecco che l’assioma è stato dimostrato! La scelta gluten-free mediterranea latto-ovo-vegetariana è una risorsa nutrizionale e socio-economica. E’ una scelta trasversale con ricadute importanti nel campo ambientale, economico e sociale oltre – ovviamente – a quello della salute.

Queste sono le basi sulle quali credo si possa fondare la Green-Blue DIET – concetto innovativo (ho ritirato ieri il premio ITWIIN2012 – altra sorpresa!) al quale sto lavorando per il progetto Aging People in Action for a Better Life di cui sono ideatore, estensore nonchè referente scientifico… non mettiamo troppe melanzane (versione veg!!!) al fuoco e… presto ve ne parlerò :)

Granoturco: qualità nutrizionali ed opportunità per l’agricoltura

Questo il titolo del convegno – organizzato dal comune di Apiro in occasione della 52° festa della polenta – al quale ho partecipato proprio oggi! Una simpatica quanto interessante occasione per riprendere le attività dopo la pausa estiva…

Il mais – ben noto cereale gluten free detto anche granoturco, granturco, granone, frumentone o formentone – entra nelle Marche negli anni ‘50 diventando la principale coltivazione mentre la polenta diventa sempre più presente nelle tavole delle famiglie contadine marchigiane tanto da far meritare il blasone di mangiatori di polenta! Da qui, attraverso l’analisi della sua peculiare composizione chimica siamo passati agli effetti positivi e negativi sulla salute dell’uomo. Carboidrati, proteine, lipidi e phytocomposti sono i nutrienti peculiari del granoturco. Gli stessi, seppur leggermente diminuiti nelle quantità, li ritroviamo nei prodotti che si possono ottenere dal granoturco (così definito perchè grano e perchè turco cioè straniero). Si utilizza infatti la pannocchia bollita o arrostita; si utilizzano i chicchi come pop-corn o come corn-flakes; gli stili essiccati; la farina per la polenta, la pasta o il pane; l’amido (meglio noto come meizena); l’olio; si possono ottenere anche liquori e recentemente si parla anche di bioprodotti.

Questi sono stati i contenuti o meglio i Chicchi di tradizione, cultura, gusto, nutrizione e salute che ho condiviso con i presenti! Per i più curiosi qui la relazione in dettaglio: MAIS

Permettetemi una menzione particolare per l’assessore all’agricoltura Piersigilli. Ha saputo arricchire ed impreziosire l’evento con il racconto della tradizionale coltivazione del granoturco, in Apiro. Fin qui potremmo dire nulla di chè…. ma … lo ha fatto, in un modo davvero originale….. a volte per proverbi o per filastrocche o brevi citazioni in gergo …. Iniziando dalla concimazione, aratura, semina fino alla scanafogliatura, cottura della polenta nel callaro (paiolo) e alla sua stesura sulla tavola di ciliegio o pero!

Grazie a Cristiana Simoncini – assessore alla cultura – per la calda e sorridente accoglienza!

Cibi “neri” in aiuto del celiaco e non solo…..

L’alimentazione deve essere variatamoderataequilibrata. Il nostro piatto ogni giorno deve essere come la tavolozza di un pittore… e molte altre, sono le raccomandazioni che spesso mi avete sentito ripetere per garantire il mantenimento del buon stato di salute.

A proposito di colore … oggi parliamo di nero! Questo compare accanto ai ben noti arancione (beta-carotene), giallo (carotenoidi), rosso (betalaine), verde (clorofille) e bianco (composti sulfidrilici). Ogni colore rimanda alla specifica presenza di una molecola e/o famiglia di molecole che giocano importanti ruoli nei processi biologici del nostro organismo. In particolare il nero è dovuto alla presenza di un elevato quantitativo di antociani. Sono pigmenti idrosolubili caratterizzati da un elevato potere antiossidante e fanno parte della famiglia dei phytocomposti – in particolare della famiglia dei flavonoidi.

Da una recente analisi emerge che 6 alimenti, scelti tra cereali, legumi, frutta e te, caratterizzati proprio dalla colorazione nera sono in grado di arricchire la nostra alimentazione e permettere nuove preparazioni culinarie anche bizzarre! Altra peculiarità, da non sottovalutare, di questi 6 superfoods per la salute, come sono stati simpaticamente definiti, è quella di essere rigorosamente gluten-free… dunque conosciamoli!

Celiachia in età adulta

Ben trovati! Giorni di sofferenza per il grande caldo… sembra che per esorcizzare gli effetti negativi, quest’anno, ci divertiamo a battezzare le varie correnti calde che arrivano… da Minosse a Caronte fino a questi giorni condivisi invece con Ulisse che lascerà presto il testimone all’incendiario imperatore: Nerone!

La mia vacanza super-ok e a breve vi racconterò … per ora vi consiglio solo dove trovare dell’ottimo cibo – tutto rigorosamente gluten free! A Makalali…. un po lontanino? Km ben percorsi!

Riprendiamo a parlar di scienza… la celiachia sembra essere passata da una malattia peculiare dell’età pediatrica ad una malattia che si slatentizza piuttosto in età adulta e nei soggetti diversamente giovani (così mi piace chiamare l’over 60!). Questo fa pensare che ci sono alcuni fattori ambientali probabilmente sono in grado di favorire, in soggetti geneticamente predisposti, lo sviluppo della stessa.

Questo quanto emerso da uno studio condotto dal Prof. Catassi e collaboratori, su una coorte di ben 3511 soggetti. Ecco i risultati e l’articolo nella versione integrale.