La recente ricerca condotta dal team del Prof. Gasbarrini, direttore della Unità Operativa Complessa di Medicina Interna e Gastroenterologia del policlinico A. Gemelli di Roma e pubblicata su The World Journal of Gastroenterology, ha evidenziato la presenza di geni predisponenti per la celiachia nella ragazza di Cosa.
La giovane – chiamata ragazza di Cosa e descritta nel 2008, è uno scheletro di ragazza che risale al I secolo a.C. ritrovato nel sito archeologico nei pressi di Ansedonia – è sicuramente deceduta in condizioni di malnutrizione.
La bassa statura, l’osteoporosi, l’ipoplasia dello smalto dentale, la caratteristica porosità dell’osso, segno di anemia e il fatto che la ragazza appartenesse ad una famiglia agiata – testimoniato dai gioielli indossati e dalle caratteristiche della sua tomba – hanno fatto sospettare che la malnutrizione non fosse legata alla scarsità di cibo quanto piuttosto a qualcosa di altro!
Probabilmente la ragazza di Cosa era celiaca. Si è pensato così di estrarre DNA dalle ossa e cercare nel suo Dna la presenza delle varianti del gene HLA che predispongono alla celiachia. I risultati hanno confermato l’ipotesi.
Grazie alla collaborazione con il Centro di Antropologia Molecolare per gli studi sul Dna antico dell’Università di Tor Vergata è stato estratto il Dna da un frammento di osso e da un molare e dopo un’adeguata preparazione dei campioni, è stato ricercato la presenza delle varianti DQ8, DQ2.2 e DQ2.5. Nel Dna della ragazza di Cosa e’ risultato presente il gene DQ2.5. La prova genetica offerta da questo studio, insieme a tutti gli altri segni fisici riscontrati sul reperto, avvalorano l’ipotesi che la ragazza di Cosa sia la prima celiaca della storia.
“La scoperta – conclude il professor Antonio Gasbarrini – ci dice che l’origine della malattia è antica e che quindi la celiachia era già presente molti secoli fa anche in un ambiente molto diverso da quello in cui viviamo attualmente; questo rafforza l’idea di un ruolo fondamentale della genetica nella genesi di questa malattia e suggerisce che le molecole oggi contenute nel grano scatenanti la malattia si trovavano già in varietà di grano molto antiche, come quelle consumate all’epoca della ragazza di Cosa. Questo – conclude il professore – sembra indicare che le cause della malattia non sono legate al variare delle abitudini alimentari degli ultimi anni”.

Leggendo la conclusione sono un po’ perplessa, in quanto ciò che colpisce oggi è l’incremento esponenziale di celiaci e allergici (nel caso dell’intolleranza al latte, sembra che anche Neanderthal non avesse l’enzima della lattasi), e non me la sento di credere che lo stile di vita moderno, l’inquinamento, eccetera eccetera non influiscono sull’esacerbarsi di quelle patologie, ma non sono un’esperta, quindi rimango in stand by