Cereali gluten free per combattere la povertà e la fame in Africa

Stamattina leggendo i giornali ho trovato conforto e supporto per una idea che avevo lanciato durante la relazione al convegno nazionale dell’ADI parlando di Dieta Mediterranea gluten free prorpio quando avevo focalizzato l’attenzione sulla biodeversità dei cereali! Perchè? Mi spiego subito…..

E’ inaccetabile che l’Africa sia costretta ad importare prodotti della terra quando potrebbe invece esportarli” e anora….”Gli investimenti nell’agricoltura sono la miglior arma contro la fame e la povertà, e intorno ad essi passa la linea di demarcazione fra la vita e la morte per centinaia di milioni di persone. Se volete prendervi cura dei più poveri e sfortunati, dovete prendervi cura dell’agricoltura“. Queste sono le parole dette a Roma durante la sessione annuale dell’Ifad (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo), da Bill Gates non più in nome della Microsoft ma piuttosto in nome della Bill & Melinda Gates Foundation.

Da qui l’aggancio ed il conforto che ho tratto! Sempre mi avete sentita parlare della grande famiglia dei cereali non solo composta da riso e mais ma anche da altri. Proprio tra questi ultimi ce ne sono alcuni – sempre naturalmente gluten free – peculiari dell’agricoltura africana. Sono il sorgo, il teff ed il miglio. Questi tipicamente definiti minori solo perchè coltivati in aree molto piccole nel mondo mentre sappiamo avere un grande interesse nutrizionale.

Dunque….. perchè non insegnare a queste popolazioni a coltivare ed esportare i loro cereali senza rischio di contaminazione da glutine e perchè  le Aziende del mercato gluten free non cominciano a studiare formulazioni nuove per i prodotti dietoterapici in cui sia previsto l’utilizzo di tali cereali come materie prime?

I vantaggi sono ben evidenti … ottimamente sottolineati dalle parole di Bill Gates quelli per la popolazione africana e lapalissiani per la popolazione di tutti coloro che si giovano dell’alimentazione gluten free. Uno per tutti… l’arricchimento in minerali, vitamine e fitocomposti quali gli antiossidanti, peculiari dei cereali africani, che giocano un ruolo chiave nel mantenimento del buon stato di salute.

Avanti tutta! Diamo un seguito a queste proposte e facciamo finalmente qualcosa di concreto piuttosto che carità pelosa!



La dieta gluten free non è una panacea

Sappiamo – ormai bene – che la dieta o forse meglio in questo caso, l’alimentazione gluten free non è per tutti eppure in questi giorni c’è un gran parlare a tal proposito! Il fatto che non sia per tutti significa che non la si può adottare come un rimedio universale per le diverse condizioni/patologie dal gonfiore addominale all’obesità fino a supporto del voler perdere qualche chilo. Questa infatti deve essere correttamente realizzata solo da chi vive la celiachia o altre reazioni avverse al glutine quali ad esempio la sensibilità la glutine.

Più di una volta il Prof. Fasano ha sottolineato come per la popolazione americana l’adozione della dieta gluten free stia diventando sempre più popolare. Il mercato è aumentato, tra il 2004 e il 2008,  ad un tasso del 28%/anno per raggiungere, nel 2010 ben 1.6 miliardi di dollari in vendite al dettaglio. Si prevede che la cifra salirà a 2.6 miliardi di dollari nel 2012. Sebbene siano in aumento il numero di celiaci e di soggetti che si giovano di una alimentazione gluten free perchè soffrono di altre reazioni avverse al glutine, risulta, però, evidente che c’è una frazione di persone che magia prodotti gluten free senza alcuna necessità clinica.

A descrivere il fenomeno italiano sono il Prof. Roberto Corazza e il Prof.  Antonio di Sabatino, entrambe dell’Università di Pavia in un recente commento pubblicato su  Annals of Internal Medicine. In questo periodo si sta assistendo ad una esagerata diffusione della dieta gluten free in assenza di patologie diagnosticate e testimonianza ne sono i tanti articoli usciti in rete o nei gruppi di discussione o in trasmissioni radiofoniche o televisive. A supporto di ciò non ci sono basi scientifiche quanto piuttosto basi mediatiche forse anche perchè recentemente l’alimentazione gluten free è stata adottata da importanti e noti personaggi da Gwyneth Paltrow a Victoria Beckham, da Terence Stamp a Goldie Hawn fino a Noemi.

C’è sicuramente una grande attenzione oggi sia sulla sensibilità al glutine, la celiachia che sopratutto sulla terapia, cioè la dieta gluten free. Tutto ciò è sicuramente finalizzato ad evitare la convinzione che il glutine sia tossico per tutti e che un potenziale problema di salute divenga un problema sociale.

Dunque attenzione alla moda gluten free intesa come fenomeno estemporaneo ben diverso dal modus vivendi gluten free! Concetto al quale dobbiamo lavorare con una corretta informazione e attenta educazione.



Arrivederci Professore

Arrivederci Prof. Renato!

Curioso, rigoroso, ottimista, aperto ai giovani e all’integrazione fra saperi diversi… queste credo siano le parole che meglio descrivono un grande ricercatore e maestro quale è stato Renato Dulbecco (nato a Catanzaro il 22 febbraio 1914 …. tra due giorni avrebbe compiuto ben 98 anni!).

Con il Progetto genoma era riuscito ad avvicinare e a chiarire alla gente il ruolo e la funzione sociale del lavoro dello scienziato.

Per il Prof. Dulbecco la ricerca scientifica è stata una testimonianza d’amore verso l’umanità, una delle più alte forme di solidarietà. E’ andato sempre coerentemente avanti  portando la sua testimonianza anche in contesti molto diversi da quelli consueti per uno scienziato del suo livello, senza imbarazzo alcuno ma anzi con semplicità e l’auroironia che contraddistinguono i grandi…

A noi ora spetta far si che la sua lezione non vada dipersa.

Apriamo l’agenda!

Apriamo l’agenda nel mese di Marzo per annotare un interessante meeting!

MASTERING THE COELIAC CONDITION – From Medicine to Social Sciences and Food Technologies questo è il titolo del convegno che si terrà dal 29 al 31 Marzo a Firenze.

Una sessione speciale sarà dedicata ai giovani ricercatori, che potranno presentare i risultati delle loro ricerche ed inoltre, durante il meeting, è prevista la presentazione dei risultati raggiunti nell’ambito dei progetti di ricerca finanziati dalla Fondazione Celiachia. Tutto ciò avverrà nelle prime due giornate interamente dedicate alla parte “scientifica” mentre la terza giornata sarà dedicata ai soci.

Ulteriori dettagli li potete trovare qui mentre questo è il Programma preliminare.

Medicina di genere & celiachia

… sembrerebbe una strana coppia in realtà non è poi così vero. Lo spunto mi è stato offerto dalla partecipazione ad un convegno interamente dedicato alla medicina di genere e dalla concomitante lettura del primo articolo – pubblicato su Scan J Caring Sci – in cui per la prima volta sono stati studiati gli aspetti cognitivifisiciemotivi e sociali legati alla celiachia, in funzione del genere. conosciamo qualche dettaglio….

Fino agli anni ’80 la medicina è stata fondata sul paradigma “giovane, adulto, maschio, bianco“. Sembra emergere un pregiudizio scientifico che considera le malattie delle donne con una prevalente derivazione biologica-ormonale! Su questo prototipo c’è stato il ben noto fiorire della letteratura scientifica per lo studio di meccanismi ezio-patogenetici e bio-molecolari delle patologie, per l’epidemilogia delle stesse, per la sperimentazione di nuovi iter diagnostici, fino alla sperimentazione di nuovi farmaci.

Nel 1985, poi i National Institutes of Health statunitensi rendono pubblico il primo rapporto sulla salute delle donne stilato sulla base delle differenze di genere. Si comprende per la prima volta, quanto sia importante la differenza di genere (dall’inglese gender), ben diverso dalla traduzione semplicistica in sesso. Quest’ultimo sottolinea infatti solo la caratterizzazione biologica dell’individuo – maschio e femmina – mentre il termine genere intende le categorie: uomo e donna, tenendo in considerazione i fattori ambientali, funzionali, psicologici, sociali e culturali.

Nel 1991 Bernardine Healy, direttrice dell’Istituto Nazionale di Salute Pubblica, sulla rivista New England Journal of Medicine parlò di “Yentl Syndrome” a proposito del comportamento discriminante dei cardiologi nei confronti della donna. Solo 10 anni dopo fu avviata una sperimentazione riservata alle donne e nel 2002, presso la Columbia University di New York fu istituito il primo corso di medicina di genere – A new approach to health care based on insights into biological differences between women and men – per lo studio di patologie che riguardano sia l’uomo che la donna (1). Anche l’OMS ha inserito poi la medicina di genere nell’Equity Act. Recentemente ci si è accorti sia dell’esistenza di significative differenze nello sviluppo – progressione e prognosi delle malattie che nel modo contrarre malattie poichè esistono importanti differenze di genere in alcuni organi ed apparati quali ad esempio il sistema cardiovascolare, il sistema nervoso e quello immunitario. Ecco qualche dato…. Le malattie per le quali le donne presentano una maggiore prevalenza rispetto agli uomini sono: le allergie (+ 8%), il diabete (+ 9%), la cataratta (+ 80%), l’ipertensione arteriosa (+ 30%), alcune malattie cardiache (+ 5%), tiroide (+ 500%), artrosi e artrite (+ 49%), osteoporosi (+ 736%), calcolosi (+ 31%), cefalea ed emicrania (+ 123%), depressione e ansietà (+ 138%), ed infine l’Alzheimer (+ 100%). Anche nella ricerca farmacologica l’approccio deve tenere in considerazione ciò che la medicina di genere ha permesso di evidenziare poichè le donne sono più soggette a reazioni avverse rispetto all’uomo.

Una ultima considerazione riguarda anche la politica sanitaria di genere con una seria rivalutazione degli studi di intervento per migliorare la salute pubblica poichè anche in questo caso le differenze di genere incidono non solo – come già più volte detto – sulla prevalenza e sulla progressione ma anche sugli outcomes delle diverse patologie sopra nominate. Pertanto ben conoscendo le differenze di genere si può offrire una migliore terapia ed assistenza, in fase acuta, anche se lo scopo primo è quello di garantire  una maggiore tutela della salute, nella ben più importante fase della prevenzione primaria.

Ora tornando al nostro titolo il passaggio dalla medicina di genere alla celiachia consiste nel fatto che il sistema immunitario è uno dei sistemi che mostra più differenze di genere ed è lo stesso sistema immunitario che reagisce in modo anomalo sia nella celiachia che nei disturbi glutine correlati!

Dalla medicina di genere sappiamo che diversa è l’epidemiologia delle malattie ed infatti …. la celiachia colpisce la donna in misura doppia rispetto all’uomo (A. Sverker et al., 2009). Per quanto riguarda la sensibilità al glutine – uno dei disturbi glutine correlati oggi tanto studiata – è addirittura esclusivamente femminile.

Anche la progressione della malattia è diversa… e ancora nel nostro caso sappiamo che tipicamente nella donna si slatentizza tardivamente – non in età pediatrica ma in età adulta – rispetto all’uomo. Questo comporta un allungamento del tempo per arrivare a corretta diagnosi con conseguente aumentato danno sia nella mucosa del piccolo intestino (organo bersaglio della celiachia) che sullo stato nutrizionale del soggetto.

Anche gli outcomes, cioè i sintomi risentono della differenza di genere. Dai sintomi generali quali perdita di peso, letargia … a quelli gastrointestinali, riproduttivi (aborti ripetuti…) fino ai cutanei ed ematologici (carenze di ferro, acido folico). Recentemente l’attenzione è rivolta ai sintomi neurologici (7% disordini neurologici e 5% neuropatie periferiche) e sintomi psichiatrici (2.1% ansia, 11.5% depressione e schizzofrenia e isteria) che riguardano il sistema nervoso – uno dei sistemi in cui le differenze di genere sono ben evidenti.

In ultima analisi dobbiamo porre l’attenzione sulla terapia – cioè la dieta gluten free. Il cibo, preparalo e mangiarlo – serve per sopravvivere ma abbiamo sempre detto che è anche  parte della nostra cultura, delle nostre relazioni sociali e della comunicazione pertanto una alimentazione controllata ha conseguenze sugli aspetti relazionali, di comunicazione ed emotivi tutti fortemente legati al genere: uomo e donna.

Mi sembra dunque che proprio per tutti questi motivi la medicina di genere è ormai una realtà dalla quale non si può prescindere anche nel caso della celiachia e dei disturbi glutine correlati!

Fonte: “I lose all these hours…” – exploring gender and consequences of dilemmas experienced in everyday life with coeliac disease

Disordini glutine correlati

Il 7 febbraio è stato pubblicato su BMC Medicine un articolo (Spectrum of gluten-related disorders: consensus on new nomenclature and classification) che raccoglie quanto fin’ora si conosce sul tema dei disturbi glutine correlati. Tra gli autori – tutti autorevoli celiacologhi – troviamo diversi nomi a noi ormai familiari da Volta alla Sapone, dalla Ciacci a Schumann fino a chiudere la cordata Catassi e Fasano!

Sicuramente è un campo minato quello in cui ci si sta ora muovendo e tanto è lo scetticismo sopratutto sulla nuova entità clinica della sensibilità al glutine. Chi ha vissuto la partenza della celiachia – ma credo anche di qualsiasi altra patologia – ricorda sicuramente tutte le difficoltà incontrate.

Due spunti simpaticamente suggeriti dal Prof. Fasano credo meritino di essere ricordati perchè graffianti e pertinenti!

Il primo ripreso da una grande cartone-animato Ratatouille…… dove il famoso critico Anton Ego dice….

The world is often unkind to new talents — new creations. The new needs friends… [....]  Not everyone can become a great artist, but a great artist can come from anywhere.

Questo – secondo me – nella ricerca è fondamentale ed è sicuramente l’atteggiamento vincente!

Il secondo spunto è piuttosto la base sulla quale il ricercatore si muove, cioè dobbiamo sempre chiederci cosa sappiamocosa NON sappiamo e come/cosa fare per colmare il gap tra ciò che non si sa e ciò che si sa.

L’articolo presenta una esauriente, concreta quanto esaustiva sintesi di tutto ciò che fin ora si sa. Il glutine – miscela proteica la cui lista dei capi d’accusa aumenta spaventosamente (!) – è il trigger ambiantale di reazioni autoimmuni quali Celiachia (nelle forme sintomatiche – silente e potenziale), Atassia da glutine e Dermatite Erpetiforme; di reazioni allergiche cioè Allergia al grano (allergia del fornaio – allergia alimentare – orticaria e anafilassi grano-dipendente indotta da esercizio) e da ultimo reazioni ne autoimmuni ne allergiche quali la Sensibilità al Glutine.

Per i dettagli sui sintomi, l’epidemiologia ed il percorso diagnostico vi invito alla lettura della review che fornisce il razionale per spiegare questi fenomeni epidemiologici in continua espansione di cui sappiamo abbastanza ma non tutto, ancora!

A breve troveremo una “nuova” pasta tra gli scaffali

“Nuova pasta Schar. Anche il gusto la incorona” è questo lo slogan che si legge nel piccolo opuscolo che solo alcuni di voi hanno avuto la possibilità di trovare in farmacia!

Vi attira quella “forchettata di pasta e pomodoro” in copertina? Ha solleticato la vostra curiosità? La mia, si… e dire se prima come celiaca o come nutrizionista, mi viene difficile!

La tiene a battesimo un geniale quanto estroso-eccentrico e sicuramente anche opinabile per alcuni, padrino: Gianfranco Vissani.

La prima cosa che ho fatto è stata leggere l’elenco degli ingredienti: farina di mais, farina di miglio, farina di riso, sciroppo di canna da zucchero. Mi piace!

  • è breve – abbiamo ormai imparato che più è lungo l’elenco e più la qualità nutrizionale del prodotto è scadente in quanto vuol dire che – a meno che non stiamo parlando di un prodotto composto – l’azienda sta utilizzando tanti additivi e/o coadiuvanti tecnologi per rendere il prodotto accattivante per il consumatore! A questo si aggiunge che l’ordine decrescente proposto, è interessante perchè ad una base di farina di mais si uniscono farina di miglio e di riso.
  • ci sono cereali alternativi – più volte, come nutrizionista, ho invocato l’utilizzo di cereali alternativi affiancati ai cereali storici per il mondo gluten free quali riso e mais. Questo suggerimento viene in considerazione del fatto che è importante far tesoro della biodiversità dei cereali per migliorare l’apporto in micronutrienti quali minerali, vitamine ed altri fitocomposti. Il miglio – da un punto di vista nutrizionale – occupa una posizione di rilievo grazie alla sua peculiare composizione chimica.
  • non ci sono più addensanti quali isolato proteico di pisello e E-471 che tradotto sta per mono- e digliceridi degli acidi grassi – bene anche in questo caso perchè abbiamo tolto i grassi.

Ma …. un ma c’è quando l’occhio va su sciroppo di canna da zucchero. In realtà non è sicuramente un acerrimo nemico poichè  è uno zucchero semplice la cui funzione è quella di colorare. La quantità come additivo è minima ed il suo impatto sulla salute è sicuramente minore rispetto all’E-471! L’effetto, invece, è notevole poichè da a questa pasta un colore  uguale a quello di una pasta convenzionale e anche in questo caso, abbiamo sempre sostenuto che le proprietà organolettiche hanno il loro peso. La stessa saggezza popolare ci viene in aiuto “anche l’occhio vuole la sua parte“. Ultima considerazione va sul fatto che tale ingrediente può essere presente in una pasta in quanto stiamo parlando in realtà di un surrogato della pasta dietoterapico gluten free. In Italia la pasta secca è ottenuta dalla trafilazione, laminazione e conseguente essiccamento di impasti preparati esclusivamente con semola o semolato di grano duro e acqua. La legge ne stabilisce chiaramente le caratteristiche e le eventuali denominazioni con il Decreto n.187, 2001.

Visto l’elenco degli ingredienti, andiamo a vedere la tabella dei valori nutrizionali: l’apporto calorico è di 362 Kcal vs 358 Kcal della “vecchia/attuale” pasta. E’ superiore! A mio avviso va bene così… e mi spiego. Prima di tutto la differenza non è così drammatica ed in secondo luogo è un bel “campanello d’allarme” per cominciare a porre attenzione alle porzioni. Recentemente la comunità scientifica è unanime nell’affermare che uno dei punti di forza della tanto apprezzata e celebrata Dieta Mediterranea è la frugalità. Questa frugalità bisogna ora portarla a tavola e così ecco che – spaventati un pò dall’elevato apporto calorico – riusciamo a ridurre la nostra porzione riportandola a quella suggerita dai nutrizionisti di circa 60-70g.

Ma andiamo avanti…minima la variazione sul contenuto di proteine (8.3vs 9.0g) mentre più significativa la differenza su altri due macronutrienti: carboidrati (77.9g vs 73.7g) e lipidi (1.5vs 2.5g), rispettivamente “a sfavore” e “a favore”. Il mio primo commento guardando i valori dei carboidrati è stato critico ma poi entrando nei dettagli mi sono dovuta frenare infatti…..I carboidrati seppur sono presenti in un maggior quantitativo in realtà hanno un maggior quantitativo di zuccheri (4.4g vs 0.4g) mentre la fibra alimentare rimane pressochè inalterata. Sappiamo quali e quanti siano i suoi numerosi effetti positivi di quest’ultima sulla nostra salute e dunque bene così. Meno convincente sembrerebbe essere il rialzo del valore degli zuccheri ma anche in questo caso le preoccupazioni vanno moderate infatti….. se siamo interessati alle calorie consideriamo che 1g di zucchero fornisce 4 Kcal mentre ben 9 sono le Kcal fornite da 1g di grasso. Se invece siamo interessati all’impatto sulla glicemia o meglio sull’innalzamento della glicemia (concentrazione di glucosio nel sangue) post-prandiale anche in questo caso possiano star tranquilli. La relazione non è così diretta (cioè causa-effetto) poichè tanti fattori entrano in gioco. Anche in questo cercherò di spiegarmi meglio….. se mangiassi un cucchiaino di zucchero logicamente vedrei un’impennata della mia glicemia; in questo caso, invece sto mangiando un piatto di pasta e sicuramente condita, dunque debbo considerare i tanti diversi fattori fisici, chimici e strutturali che entrano in gioco. Tutti questi possono velocizzare o rallentare l’accesso tumultuoso  del glucosio in circolo (per intenderci … come il ritorno dalle ferie!) dalla struttura chimico-fisica dei carboidrati alla presenza di fibra alimentare (semaforo in grado di temporizzare l’ondata di traffico) e tanti altri fino alle modalità di cottura e condimento.

Ecco i buoni motivi per non guardare in cagnesco questi valori di zuccheri! Inoltre mi permetto di aggiungere da nutrizionista-cuoca che se proprio vogliamo essere sicuri di non avere effetti drammatici sulla glicemia potremmo sempre optare per sughi con verdure o scegliere un abbinamento con legumi!

Interessante invece – a mio avviso – la sensibile diminuzione del contenuto di grassi (1.5vs 2.5g) ed in particolare di acidi grassi saturi (0.4vs 0.9g). Effettivamente importante è il loro impatto sia sull’apporto calorico che sulla salute. Sono infatti gli periodicamente imputati dei delitti peggiori: dalla digestione lenta all’obesità al concorso di colpa nelle patologie cardiovascolari fino alla sindrome metabolica e alla steatosi epatica. Volendo anche in questo caso essere precisi sono acidi grassi saturi dei veri “vigilati speciali” dato il loro impatto metobolico e fisiopatologico.

Abbiamo sempre parlato di qualità nei suoi molteplici aspetti e dunque anche in questo caso, oltre alla qualità nutrizionale -fin qui discussa- guardiamo alla:

  1. qualità tecnologica-commerciale – il packaging è accattivante nei colori mentre la finestra di visione del prodotto, contenuto all’interno, rimane ancora piccola. Essenziali e complete sono le informazioni sulla modalità di cottura ed altre… che finalmente non essendo più tradotte nelle molteplici lingue non confondono  il consumatore. Infine è da apprezzare il numero elevato delle proposte che ben si sposano alle molteplici preparazioni culinarie;
  2. qualità organolettica-sensoriale – sapore, consistenza, colore, palatabilità oltre che un buon “nerbo” e tenuta di cottura sono le doti della nuova pasta e che la differenziano da quella che fin’ora conoscevamo!

A tutto questo si aggiunge un interesse e rispetto per l’ambiente infatti lo stabilimento di produzione di tale pasta utilizza energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili quali sole, acqua e vento. Ciò che è buono per me, è sano per l’ambiente, slogan già noto ma perfettamente utilizzabile in questo caso.

Chi sarà il primo, che entrando in farmacia, la troverà, la acquisterà e la assaggerà? Mi raccomando fatemi sapere….. ma sopratutto fatemi sapere tutti i pro ed i contro riscontrati!

Il mercato dei prodotti gluten free sempre in aumento

Dopo tanto tempo il mercato gluten free torna a far palare di sè con qualche numero aggiornato! Dal passato…. scopriamoli insieme…..

Nel corso dell’ultimo decennio (con Matteo avevamo raccolto qualche dato..), globalmente c’è stato un significativo incremento del numero dei celiaci e di coloro che si giovano di una alimentazione senza glutine (1). Se negli anni ’90 i celiaci erano circa 25.000 nel 2011 il numero è salito a 110.000 ma sappiamo che ne dobbiamo aspettare un numero ben più alto! I celiaci potenziali sono ben 300.000. Proporzionalmente in modo costante è aumentato il volume di affari ed il numero delle referenze gluten free.

Analizzando l’incremento dei prodotti gluten free inseriti nel Prontuario degli Alimenti (sia prodotti del libero commercio che dietetici) si osserva che nel 1987 i prodotti erano solo 174 ma dopo solo 10 anni erano già diventati 2117 ed ancora 10 anni dopo ben 6660 fino ad arrivare a 13.785 prodotti nel 2011.

Un pò di meno – ma sempre tanti – i prodotti glute free a Marchio Spiga Barrata: nel 2005 erano 343 per diventare 744 nel 2007 e ben 1148 nel 2011! I prodotti invece inseriti nel Registro Nazionale degli Alimenti, redatto dal Ministero della Salute, sono passati da 976 nel 2005 a 1749 nel 2007 fino a 2270 nel 2010.

Anche il volume di affari si è fatto sempre più interrante… attualmente si stima che abbia un valore di ben 215 milioni di euro ripartiti in 157 milioni nella farmacia e 58 milioni nella GDO.

5 sono i segmenti di mercato: pane e sostituti, pasta, biscotti, farine e altro con un volume che ha superato le 10000 tonnellate. Di questi pasta e pane rappresentano “a volume” i maggiori segmenti (circa il 30% ciascuno) mentre i biscotti rappresentano il principale segmento “a valore“. I prodotti rimborsabili rappresentano circa l’80% del mercato e tale rimborsabilità NON ha vincoli merceologici (allo stato attuale delle cose qualche perplessità verrebbe…) e/o nutrizionali (come nutrizionista mi viene da dire che ciò è gravissimo!).

…. qualche altro dato? Quante sono le Aziende? Sono più di 30 di cui cinque rappresentano il 90% del mercato – due il 65% ed una il 48%. Ecco l’elenco: Schar, Bi-Aglut, Giuliani, Le Asolane, Nutrifree, Rarifarm, H&H Quality Food, Joss, DS Food, Milupa, Novealpi, Malgara Chiari e F più altre 12 Aziende.

Se vogliamo un pò capire cosa guida la crescita del mercato gluten free sicuramente dobbiamo concentrare l’attenzione su tre principali motivazioni:

  • aumentata conoscenza da parte del personale sanitario
  • screening su gruppi di popolazione a rischio quali ad esempio diabetici
  • consumo di prodotti gluten free anche da parte dei non celiaci (principalmente familiari).

Questa la fotografia aggiornata e per i dati si ringraziano AIC e A. L. Budelli, VicePresidente Global Infant & Nutrition R&D.

Sotto la neve pasta

Un vecchio proverbio suonava così…. sotto la neve pane ma ora è il caso di dire sotto la neve pasta!

La ben nota Azienda del senza glutine – Schär – a breve proporrà ai celiaci nuovi prodotti. Cosa? Pasta… in tanti diversi formati (dalle penne ai fusilli, dalle pipe agli spaghetti…) e formulazioni (daiclassici alla pasta all’uovo, alle Regionali alla Pasta ai cereali).

Oggi nella cassetta della posta ho trovato un simpatico pacchetto e da curiosa che sono, non ho saputo resistere nell’aprirlo e subito condividere con voi la bella sorpresa: due confezioni della nuova pasta. Cosa dire…..

Da celiaca ho notato con piacere il nuovo packaging: colorato, gustoso, semplice, chiaro, ricco di informazioni non più da leggere con il microscopio elettronico (!).

Da nutrizionista ho notato con molto piacere un elenco degli ingredienti corto e ricco di novità interessanti quali farina di miglio – accanto alla classica farina di mais e di riso – e sciroppo di canna da zucchero. Sciroppo di canna da zucchero?? Si, anche nella pasta si può utilizzare… vedremo come e perchè……

Anche nella tabella dei valori nutrizionali interessanti novità si affacciano!

Presto ne parleremo…. intanto domani proverò, come cuoca questa nuova pasta cercando di realizzare la ricetta suggerita dal maestro Vissani.