Chicza: un chewing-gum molto speciale

Chicza è uno speciale chewing-gum che oltre a essere equosolidale e biologico è anche biodegradabile e senza glutine.

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Mi ha molto incuriosita questa presentazione e allora cerchiamo di capire insieme…..
Si chiama Chicza Rainforest Gum ed è prodotta con il lattice condensato estratto da un albero ad alto fusto, il Chicozapote (o Sapodilla), che crescono solo nella penisola dello Yucatan. E’ una gomma da masticare che arriva dal Messico ed è frutto del lavoro e della ricerca dei 2136 Chicleros o “Guardiani della Selva Tropicale”, la seconda foresta al mondo dopo quella Amazzonica. I Chicleros possiedono 1.350.000 ettari di Chicozapote (da qui il nome Chicza).

E’ equosolidale – l’acquisto di un pacchetto di Chicza è un atto solidale verso la manodopera dei raccoglitori e dei produttori locali che, vendendo il prodotto finito possono guadagnare fino a sei volte di più rispetto a quando erano soggiogati dalle multinazionali. Nella raccolta c’è inoltre il rispetto del ciclo di vita degli alberi, che tornano ad essere una risorsa per i raccoglitori e le loro famiglie.

E’ biologica – Chicza è realizzata esclusivamente con ingredienti biologici certificati. E’ dolcificata con succo di agave, che permette di avere un indice glicemico basso.

E’ biodegradabile – 60/70 giorni è il tempo necessario alla decomposizione in natura di questa gomma da masticare se vengono gettate sulla strada mentre è di 100/120 gioni se vengono gettate sul marciapiede contro un tempo medio di circa 1.800 giorni impiegato dalle gomme industriali!

E’ gluten-free - in questi giorni il Laboratorio Eco Control di Pomezia, accreditato con l’Associazione Celiachia Italiana, ha certificato l’assenza di glutine.

Che sapore ha? Chicza è disponibile nei gusti orange, lemon, spearmint, cinnamon, red fruits, peppermint, natural, naranya e hierbabuena.

Dove trovarla? In italia si può acquistare, per ora solo nei negozi del commercio equosolidale ma presto anche nelle tabaccherie. Da molti mesi è già presente nei mercati europei quali Inghilterra, Francia, Germania, Austria, Svizzera, Grecia, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Olanda, Danimarca, Belgio, Bulgaria oltre che Giappone, Corea e Singapore.

Va aggiunto inoltre che Chicza ha già vinto prestigiosi premi. E’ stata premiata al Natural and organic products Festival come miglior nuovo alimento organico; in Italia, a Udine, ha ricevuto il “Premio Speciale Greenfactor 2010” ed, inoltre, il 4 Agosto 2010 è stata premiata dallo stesso Governo Messicano, attraverso la Comision Nacional Forestal.

Biomondo Tour Educational

Una iniziativa – promossa da Bioenerman – da non perdere!

Già l’anno scorso Bioenerman aveva proposto un convegno sulla celiachia. Quest’anno invece propone Biomondo Tour Educational.

Questa la presentazione che ho letto: “Verranno illustrate nuove prospettive biomediche, programmi di educazione al gusto e sistemi di sviluppo della filiera agro-alimentare senza glutine atti a favorire il mondo dei celiaci e far capire che la “celiachia” non deve essere considerata una discriminante nè una malattia ma un diverso “Stile di Vita” che non elude completamente “la dieta mediterranea”. In definitiva tale incontro mira soprattutto a favorire una maggiore compatibilità con i sistemi food.”

Ma quando sarà? Il 18 settembre a Scafati. Attendiamo il programma….

Io lo leggerei!

Fischi per fiaschi nell’italiano scientifico scritto da Gianni Foschi. Un libro che acquisterò e leggerò con interesse e….. lo consiglierei anche a molti che scrivono di scienza!

Qualche esempio? L’olio è più denso dell’acqua. Ma l’olio galleggia nell’acqua!

Chimico è spesso usato come l’opposto di “naturale” ed è una parola associata a “nocivo”, “tossico”, non è così. Non c’è nessuna sostanza che non sia chimica basti pensare all’acqua o all’ossigeno!

Buona lettura!

Fonte: Gravità zero

Capire il consumatore del mercato gluten free

Jeff Gelski ha scritto su Food Business News un interessante articolo – Understanding the gluten-free consumer - nel quale fa una analisi del mercato americano dei prodotti senza glutine e dei consumatori. E’ uno spaccato della realtà oltre oceano che serve per capire come la celiachia viene vissuta al di fuori dei confini nazionali!

Durante IFT 10 è emerso che il mercato dei prodotti privi di glutine rappresenta un’opportunità di crescita per le Aziende. I consumatori – i celiaci – sono sempre in aumento ed in particolare è in aumento la loro domanda di prodotti più sani e gustosi.

Shally Case, autrice di Gluten-free Diet – A comprensive Resource Guide, membro del Medical Advisory boards of the Celiac Disease Foundation and Gluten Intolerance Group negli USA e Professional Advisory Board dell’Associazione canadese, ha suggerito l’utilizzo dell’avena. Recenti studi della Health Canada, hanno riconosciuto l’innoquità dell’avena, rendendo possibile il suo utilizzo come materia prima in grado di garantire un maggior apporto di fibra alimentare, di ferro, di proteine e di vitamine del gruppo B, rispetto ai cereali comunemente utilizzati.

Shelly Case ha suddiviso i consumatori in 4 categorie. La prima categoria è rappresentata dai celiaci, la seconda dai loro familiari e la terza categoria è rappresentata dai genitori di bambini autistici – seppur non ci siano a tutt’oggi evidenze scientifiche molti genitori credono che una dieta priva di glutine e di caseina porti giovamento all’autismo. A queste prime tre si aggiunge la categoria dei VIP e dei loro seguaci, i quali mangiano senza glutine pensando di non ingrassare. Una vera assurdità consideranto quanto i prodotti privi di glutine sono ricchi di grassi!

Che ne dite? Non è poi una situazione così dissimile alla nostra italiana!

Quale farina scegliere?

Spesso, molto spesso si parla dei cereali senza glutine e poco invece delle farine che da questi si possono ottenere.

I principali composti delle farine sono i carboidrati, ma in alcune importante è anche la percentuale di grassi e proteine. La composizione varia in funzione di ciò e/o come viene macinato.

Siamo abituati a pensare che la farina è il prodotto della macinazione di un seme ma in realtà di ottiene farina anche da legumi, tuberi e frutta a guscio. Interessante, da un punto di vita nutrizionale, è conoscere la loro composizione. Di seguito una tabella riassuntiva!

Farine

Celiachia ed allattamento

Prendo spunto dal commento che Angelo ha lasciato al post di ieri per fare un aggiornamento su un argomento molto dibattuto: allattamento al seno e/o tempo di introduzione del glutine e celiachia.

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A tutt’oggi la comunità scientifica non ha risposte certe sia sul ruolo dell’allattamento al seno che sul tempo di introduzione del glutine nell’alimentazione del bambino con familiarità per celiachia.

La celiachia è una patologia complessa le cui cause risiedono nell’interazione tra fattori genetici, immunologici ed ambientali. Sapppiamo che il trigger ambientale è il glutine mentre la predisposizione genetica è determinata dal complesso di maggiore istocompatibilità (HLA DQ2 e DQ8) sul cromosoma 6p21. Oltre il 90% dei celiaci è HLA DQ2 positivo mentre il rimanente è HLA DQ8 positivo. Il fatto che solo il 4% degli individui DQ2/DQ8 positivi esposti al glutine slatentizzino la celiacia ha fatto ipotizzare che altre regioni cromosomiche possono essere coinvolte. Altra ipotesi formulata negli ultimi anni riguarda l’alimentazione nei primi mesi di vita del bambino, cioè il ruolo dell’allattamento e dell’introduzione del glutine.

Diversi studi dimostrano che esiste un’associazione tra durata dell’allattamento al seno e un ridotto rischio di sviluppare celiachia. Sulla scorta dei risultati di questi studi (progetto DAISY) si è riusciti a dare una risposta a due importanti domande: quando introdurre glutine? e quanto glutine introdurre?

Quando - si può supporre che il momento ideale per introdurre il glutine nell’alimentazione è compreso tra 3 e 7 mesi di vita compiuti.

Quanto – pare si possa avere un effetto protettivo se la dose di glutine assunta è molto ridotta e se si continua con l’allattamento ancora per almeno due mesi dopo l’introduzione del glutine.

Non è però ancora molto chiaro se queste attenzioni possano veramente impedire la comparsa della celiachia o semplicemente ritardare.

Attualmente, in Europa, è in corso uno studio multicentrico della durata di 3 anni: PreventCD per chiarire la relazione tra alimentazione nella prima infanzia e sviluppo della celiachia.

Fonte: Effect of the timing of gluten introduction on the development of celiac disease.

Celiachia ed obesità

Difficilmente si associa la condizione di obesità ad un soggetto celiaco. Generalemente si parla di una condizione di sottopeso (prima della diagnosi) legata ad una malnutrizione per difetto (carenza di vitamine, minerali ….) che viene corretta con una rigorosa GFD in grado di ripristinare la struttura e la funzionalità della mucosa intestinale. Ma ci sono celiaci obesi e/o sovrappeso?

Un recente studio italiano ha evidenziato che “celiachia ed obesità” possono coesistere sia in età pediatrica che negli adolescenti, già alla diagnosi. E’ stato inoltre verificato che dopo 12 mesi di GFD la percentuale di ragazzi obesi aumenta ancora di più.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono circa un miliardo gli obesi nel mondo e in Italia rappresentano ben il 9% della popolazione. Leggo da Trashfood, che il 2010 è l’anno dell’obesità e che sono ben 23 anni che si sta lavorando per arginare questa realtà.

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L’obesità infantile preoccupa ancora di più, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa, paesi come Regno Unito, Francia, Italia, hanno una percentuale di bambini obesi che va dal 4 al 8% e dal 18% al 35% di bambini in sovrappeso. In tutti i Paesi si rileva l’aumento dell’obesità infantile e in età pediatrica (1).

E’ fondamentale fare prevenzione infatti una volta in sovrappeso, la perdita di peso è difficile da ottenere anche nell’età adulta. Analoga conclusione alla quale sono giunti anche gli autori del lavoro sopracitato. E’ fondamentale che i bambini ed i ragazzi abbiano un serio e stretto follow-up dopo diagnosi per correggere e/o migliorare le abitudini alimentari e lo stile di vita.

Fonte: Celiac disease and obesity: need for nutritional follow-up after diagnosis.

Per saperne di più: SwissEdu, Pediatrics,

Farina di castagne per panificare gluten-free

Si potrebbe aggiungere farina di castagne nella preparazione del pane senza glutine per aumentarne il valore nurizionale.

I ricercatori del Department of Food Engineering, Middle East Technical University della Turchia, hanno recentemente pubblicato un lavoro su Journal of Food Engineering in cui hanno evidenziato che la miscela di farina di castagne e farina di riso (rapporto 30/70) con xanthan guar è la migliore tra quelle esaminate per ottenere un buon pane gluten free.

Buona è la qualità tecnologica: struttura più compatta della mollica e formazione di una crosta croccante.

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Migliore è la qualità nutrizionale. La farina di castagne contiene proteine (2.99g/100g) di elevata qualità biologica (numerosi aminoacidi essenziali), fibra alimentare (6.3g/100g) e un basso contenuto di grassi (1g/100g). Inoltre garantisce un buon apporto di vitamine (vitamina E, vitamine del gruppo B) e minerali (potassio, fosforo, magnesio). Tutti nutrienti che sappiamo spesso mancare nei prodotti senza glutine.

Una nuova opportunità nel mercato del pane gluten free. Una recente indagine ha stimato che dal 2004 ad oggi c’è stato un incremento annuo del 29%. Packaged Facts, inoltre, prevede che nel 2012 il mercato potrebbe raggiungere 2,6 miliardi $.

Fonte: Utilization of chestnut flour in gluten-free bread formulations

Ma gli adolescenti seguono la dieta senza glutine?

adesione degli adolescenti alla GFD

Questa tabella riassuntiva, frutto di una selezione di lavori su PubMed, aiuta a dare una risposta.

Le coorti di studio dei lavori citati, sono omogenee: da un minimo di 25 ad un massimo di 306 ragazzi a 10 anni dalla diagnosi di celiachia sono stati inclusi negli studi, con una età compresa tra 11 e 17 anni. Emerge che la percentuale di coloro che seguono una rigorosa gluten free diet (GFD) è piuttosto alta (max 73%) mentre, sono molto pochi (min 2%), chi dopo diagnosi continua a rimanere a dieta libera. Abbastanza alta rimane la percentuale degli adolescenti che si concedono delle eccezioni!

Altro dato interessante che emerge in tutti i lavori è che accanto ad una compliance alta si riscontra uno stato nutrizionale adeguato ma non è altrettanto adeguato l’intake dei nutrienti. Questo è sicuramente un aspetto da studiare.

Perchè l’ultima riga della tabella è vuota? Perchè dobbiamo aggiungere i dati di Chauhan che riguardano la popolazione indiana. Sono stati presi in esame sia le difficoltà nell’attuare una dieta adeguata che il suo impatto psicologico, valutato con 34 items del Pediatric Symptom Checklist (PSC). E’ stato evidenziato che solo il 18% dei ragazzi non segue la dieta senza glutine correttamente e sono sopratutto le occasioni sociali che portano alle trasgressioni. Il PSC score è più alto in coloro che hanno una buona compliance alla GFD.

Lavori:
- Kumar PJ et al., 1985
- Greco L. et al., 1997
- Mariani P. et al., 1998
- Fabiani E. et al., 2000
- Hopman EG. et al., 2006
- Chauhan JC. et al., 2010