“Lupino wild” meglio della soia e del riso

Il lupino, un antico legume coltivato nelle Ande sudamericane e nel bacino del Mediterraneo, prevalentemente utilizzato nell’alimentazione animale, è oggi presente anche in quella dell’uomo. I suoi semi gialli possono essere mangiati leggermente salati oppure dalla macinazione si ottiene una farina con la quale preparare pasta o prodotti da forno. Può anche essere utilizzato nella preparazione di isolati proteici.

Già tempo fa avevamo parlato di questo legume perchè privo di glutine e per l’elevata qualità proteica. Oggi torniamo a parlarne prendendo spunto dall’interessante lavoro di un gruppo di ricercatori spagnoli, pubblicato su Food Chemestry.

I risultati ottenuti sui semi di lupini selvatici aprono nuove strade non solo in campo nutrizionale ma anche in quello economico infatti la loro addomesticazione potrebbe ridurre la necessità di importare in Europa soia dagli Stati Uniti, Cina o Brasile. Inoltre gli isolati proteici ottenuti dai semi di lupino selvatico potrebbero essere utilizzati nei prodotti lactose-free oppure soy-free e ancora gli stessi semi potrebbero essere impiegati in programmi di allevamento favorendo così la bio-conservazione del lupino.

I ricercatori riportano che la quantità di proteine nei semi di lupini selvatici studiati varia dal 23.8% al 33.6%. La percentuale non cambia di molto se coltivati ed inoltre hanno osservato che è superiore a quella dei semi commerciali e a quelle dei legumi come ad esempio i ceci. Angustifolius Lupin o lupino blu 33.8% vs ceci 24.7%.

A questo si aggiunge l’elevata qualità nutrizionale delle proteine determinata attraverso una analisi della composizione aminoacidica. L’unico aminoacido carente è la lisina.

Inoltre l’equipe ha effettuato in vitro test di digeribilità. Questi i risultati: L. cosentinii 89% e L. gredensis 82,3%. Sono percentuali paragonabili a quelle del Lupin albus o lupino bianco (86,9-88,8%), dei semi di soia (85,8%), del riso (84,8%), e nettamente superiore a quella dei ceci (76,2%).